Di seguito il comunicato stampa in cui si annuncia che il team legale della Global Sumud Flotilla ha depositato nella notte un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ai sensi dell’Art. 39 del Regolamento, contro lo Stato Italiano, nell’interesse di due attivisti – Saif Abukeshek Abdelrahim di cittadinanza palestinese e Thiago de Avila e Silva Oliviera di cittadinanza brasiliana, attualmente detenuti arbitrariamente dalle autorità israeliane, in regime di incomunicabilità, senza accesso a difensori, familiari o autorità consiliari.
Nel ricorso si evidenzia la responsabilità dello Stato Italiano, quale stato di bandiera dell’imbarcazione su cui i due attivisti si trovavano al momento della loro intercettazione.
Il comunicato nella sua parte finale fa un forte richiamo alle responsabilità della comunità internazionale nel garantire il rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali e si conclude dicendo che “il ricorso si inserisce nel quadro delle azioni urgenti messe in campo per richiedere un immediato intervento e per accertare le responsabilità . Ieri pomeriggio infatti era stato depositato un esposto alla Procura di Roma con il quale si chiedeva tra l’altro un intervento urgente per fermare le violazioni in corso.”
Roma 2 maggio 2026
Il team legale della Global Sumud Flotilla ha depositato nella notte un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ai sensi dell’Art. 39 del Regolamento, contro lo Stato italiano, nell’interesse di due attivisti – Saif Abukeshek Abdelrahim di cittadinanza palestinese e Thiago de Avila e Silva Oliveira di cittadinanza brasiliana, attualmente detenuti arbitrariamente dalle autorità israeliane, in regime di incomunicabilità, senza accesso a difensori, familiari o autorità consiliari.
Con questo ricorso, il team legale della Global Sumud Flotilla denuncia una violazione grave e attuale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare degli articoli 2 e 3 che tutelano il diritto alla vita e vietano in modo assoluto ed inderogabile la tortura, i trattamenti inumani o degradanti e ogni forma di esposizione a tali trattamenti. il rischio risulta ulteriormente aggravato dall’essere stati indicati pubblicamente, da parte delle autorità isrealiane, quali soggetti sospettati rispettivamente di terrorismo e attività illegali.
La detenzione dei due attivisti avviene in assenza di qualsiasi informazione ufficiale sul loro luogo di detenzione, sena accesso a difensori, familiari o autorità consolari e senza alcuna garanzia prrocedurale. Una situazione che integra gli estremi della detenzione incommunicado e che, nei suoi elementi sistanziali, si avvicina a una forma di sparizione forzata, riconosciuta dal diritto internazionale come una delle più gravi violazioni dei diritti fondamentali.
Il ricorso evidenzia, inoltre, la responsabilità dello Stato Italiano, quale stato di bandiera dell’imbarcazione su cui i due attivisti si trovavano al momento della loro intercettazione. In base alla giurispudenza consolidata della Corte di Strasburgo e al diritto internazionale del mare, l’Italia esercitava giurisdizione sui soggetti a bordo ed era quindi tenuta ad adottare tutte le misure necessarie per prevenire violazioni prevedibili dei diritti fondamentali.
Nonostante le autorità italiane fossero state tempestivamente informate del rischio concreto ed imminente per la vita e l’integrità fisica degli attivisti, non è stata adottata alcuna misura effettiva di protezione nè è stato avviato alcun intervento idoneo a impedire o interrompere la violazione in corso. Tale inerzia configura una violazione degli obblighi positivi che incombono sugli Stati ai sensi della Convenzione.
La Global Sumud Flotilla richiama con forza la comunità internazionale alla responsabilità di garantire il rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali anche in contesti extraterritoriali, ribadendo che nessuna operazione può giustificare la sospensione delle garanzie fondamentali, nè la detenzione aritraria, nè l’esposizione a trattamenti vietati in modo assoluto.
Il ricorso si inserisce nel quadro delle azioni urgenti messe in campo dalla Global Sumud Flotilla per richiedere un immediato intervento e per accertare le responsabilità . Ieri pomeriggio infatti era stato depositato un esposto alla Procura di Roma con il quale si chiedeva tra l’altro un intervento urgente per fermare le violazioni in corso.
Attraverso la procedura d’urgenza, è stato richiesto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di indicare allo Stato italiano l’adozione immediata di tutte le misure necessarie per accertare il luogo di detenzione dei due attivisti, garantirne l’integrità fisica e psicologica, assicurare l’accesso alla difesa e impedire trasferimenti o forme di isolamento
La Global Sumud Flotilla continuerà a utilizzare tutti gli strumenti giuridici e politici disponibili per ottenere la protezione dei propri attivisti e l’accertamento delle respondabilità per le gravi violazioni in atto.
Immagine di copertina tratta da FB Global Sumud Italia





