Napoli, 6 giugno 2026, incontro nazionale “Per una svolta garantista nella giustizia penale…. Mobilitiamoci!”. Ne parliamo con l’Avv. Margherita D’Andrea

Napoli, 6 giugno 2026, incontro nazionale “Per una svolta garantista nella giustizia penale…. Mobilitiamoci!”. Ne parliamo con l’Avv. Margherita D’Andrea

Il 6 giugno 2026 si è svolto a Napoli l’incontro “Per una svolta garantista nella giustizia penale…. Mobilitiamoci!” , promosso da Volere la Luna in collaborazione con Giuristi Democratici, Associazione Giuseppe Borrè e Carlo Verardi, associazione Studi Giuridici, Magistratura democratica.

Un momento particolarmente toccante dell’incontro è stato il ricordo dell’avvocato Angelo Cutolo, tra i fondatori dei Giuristi Democratici, mancato il 5 giugno 2026.

A Margherita D’Andrea dell’Esecutivo dei GD abbiamo chiesto di raccontarci l’iniziativa svolta a Napoli.

INTERVISTA ALL’AVVOCATA MARGHERITA D’ANDREA

* Quale è stato il focus generale degli interventi nell’incontro del 6 giugno “Per una svolta garantista nella giustizia penale”?

L’incontro ha visto il coinvolgimento e la partecipazione attiva di molte associazioni.

Sono stati trattati diversi temi, come il sovraffollamento carcerario, le politiche migratorie sempre più restrittive per i diritti fondamentali, l’aumento esponenziale delle norme penali, la repressione del dissenso nelle proteste di piazza e negli istituti detentivi, la necessità di depenalizzare le droghe leggere; tutti temi con un fil rouge comune: la prospettiva garantista deve essere non solo intesa come garanzia nel processo, ma applicata al diritto sostanziale. L’ involuzione culturale che legge le marginalità sociali come un problema solo di ordine pubblico, che di fronte alle povertà consente di insistere, anche con un certo fastidio classista, per il decoro urbano come priorità d’azione, è probabilmente il segno più evidente della distanza di questa politica di governo dall’idea del garantismo, una distanza che come giuriste, giuristi e soggettività democratiche ci spinge a riflettere a maggior ragione su come mettere in campo proposte e rivendicazioni radicalmente alternative, orientate al rispetto e all’attuazione della Costituzione. In questo senso il convegno nasce guardando alla grande partecipazione del referendum del 22 e 23 marzo, incominciando da Napoli un percorso comune ampio ed eterogeneo, per dare sostanza a quel richiamo alle garanzie e a una “giustizia giusta” che è stato il vero centro del dibattito.

* All’interno di questa cornice generale come si è sviluppata la discussione?

Abbiamo cercato di tenere insieme il punto di vista teorico con quello pratico, cioè delle prassi e delle esperienze maturate nei processi. Abbiamo ragionato ad esempio di disagio psichico e carcere, dei rischi di tenuta democratica di norme che anticipano la soglia di punibilità o che criminalizzano il dissenso attraverso una repressione che non si gioca più solo sul piano del diritto penale, ma anche su quello civilistico. Basti pensare alle multe di migliaia di euro che possono essere comminate ad attivisti che organizzano o anche solo rilanciano forme di protesta come quelle partecipatissime e ampie contro il genocidio in Palestina o contro la guerra e la crisi climatica. Questo intacca il diritto di manifestare liberamente il pensiero, garantito dall’articolo 21 della Costituzione, in modi inediti rispetto al passato. Quindi, c’è bisogno urgente di costruire una rete larga, che permetta di confrontarsi e intervenire tra tutte e tutti coloro che sono coinvolti, non solo come giuristi ma come operatori sociali, cittadini e attivisti.

* A proposito di contrasto alle ingiustizie sociali e di come dare sostanza ai diritti formali, il tuo intervento dal titolo “Modificare la disciplina dell’immigrazione” ha riguardato anche le nuove normative sulle migrazioni. Ce ne puoi parlare?

La nuova disciplina del Patto Europeo sulla migrazione e l’asilo entra in vigore oramai tra pochissimo, il 12 giugno, e cambierà radicalmente il volto della protezione internazionale. Si tratta di una riforma che introduce nell’ordinamento ben nove regolamenti e una direttiva, senza contare il nuovo accordo sui rimpatri di prossima approvazione.

Quindi, proprio mentre noi rivendichiamo una regolazione delle migrazioni che realizzi il primo fondamento sul quale dovrebbe basarsi, cioè il regime dei diritti umani, l’Europa avvia il più importante tentativo di collaborazione tra Paesi nella gestione della mobilità delle persone. Solo che questo tentativo è costruito sulla regressione dei diritti e sulla volontà di rendere l’Europa ancora di più una fortezza.

Quello che ho provato a evidenziare nel mio intervento è come l’approccio regressivo non si traduca, però, in una esclusione dei migranti quanto piuttosto, citando Sandro Mezzadra e Brett Neilson, in una “inclusione differenziale”, in condizioni di inferiorità giuridica, sociale ed economica dei migranti. Parliamo cioè di persone incluse nei circuiti produttivi, nella cura, nell’agricoltura, nell’edilizia, nella logistica, nel lavoro domestico, ma con status precari che le rendono ricattabili, ricacciandole spesso nei circuiti dello sfruttamento e del caporalato. In questi casi, il diritto cessa di essere certo, come è nella promessa della razionalità moderna, e diventa piuttosto una soglia incerta tra legalità e illegalità, in cui i migranti, senza alcuna garanzia, aspettano di sapere quale sarà la loro “sorte giuridica”. Una condizione che ho descritto altrove come di infralegalità.

Guardando inoltre alla disciplina sul lavoro e ai decreti flussi, anche questi ultimi, in oltre vent’anni, hanno contribuito a generare irregolarità: i lavoratori che arrivano con visto valido, infatti, molto spesso si vedono negare il permesso di soggiorno perché il datore di lavoro scompare. Per questo, è necessario consentire di entrare legalmente sul territorio senza dipendere immediatamente da un singolo datore di lavoro, magari indebitandosi con reti criminali o intermediari opachi.

Infine, dire che occorre fare rete non è retorica: tutto questo caos normativo, che riguarda sicuramente il diritto dell’immigrazione e il diritto penale, moltiplica la fatica e genera isolamento tra avvocate e avvocati, arrivando a incidere sull’effettivo diritto di difesa, perché saranno sempre meno quelli che avranno la forza e la volontà di tutelare i diritti delle persone più marginalizzate ed esposte.

* All’inizio dell’articolo dicevamo che nell’incontro si è voluto dedicare un momento particolare alla memoria dell’Avvocato Angelo Cutolo, scomparso il 5 giugno 2026 che tu hai ricordato a nome dei Giuristi Democratici. 

Nel mio saluto ho voluto ricordare non solo il suo prezioso contributo alla nostra associazione fin dalla sua fondazione, ma il suo grande impegno culturale, politico e professionale come avvocato, che lo ha reso per decenni il punto di riferimento delle lotte bracciantili e sindacali dell’area del vesuviano. La direzione nella quale proviamo ad andare è quella di sempre, ed è quella giusta.

Reazioni nel fediverso