Le Associazioni ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) Giuristi democratici, Comma2, lavoro è dignità – denunciano l’ennesimo gravissimo atto di violazione del diritto internazionale perpetrato dal governo di Israele.
Questa volta ha riguardato un vero e proprio atto di pirateria marittima ai danni di 23 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla le quali si stavano dirigendo verso la Striscia di Gaza per portare alla popolazione gazawa quegli aiuti umanitari da quasi tre anni completamente negati dallo Stato israeliano. Imbarcazioni distrutte o lasciate alla deriva ed equipaggi sequestrati su una nave da guerra israeliana e sbarcati dopo 40 ore sulle coste greche.
Le attiviste e gli attivisti umanitarie sequestrate/i hanno raccontato di essere state/i sottoposte/i a trattamenti inumani e degradanti: private di fatto per 40 ore di cibo e acqua, costrette a giacere sul pavimento della nave, alcune/i vittime di violenza fisica.
Non tutti, peraltro, sono stati liberati: due membri degli equipaggi – Thiago Ávila (cittadino brasiliano) e Saif Abukeshek (cittadino palestinese e spagnolo) – sono stati portati in Israele, accusati, da quanto emerge dagli organi di stampa, il primo di “attività illegali” il secondo di “affiliazione a un’organizzazione terroristica”. Rischiano entrambi pene severe ma, ancor prima, una ingiusta e temporalmente imprevedibile detenzione nelle carceri israeliane, nelle quali è acclarato da molteplici fonti l’uso sistematico della tortura e di trattamenti inumani e degradanti, entrambi vietati dal diritto internazionale.
Il team legale che assiste la GSF ha già presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, per accertamento reato di sequestro, e davanti alla Corte europea dei diritti umani per la detenzione incomunicando dei due attivisti da parte delle autorità israeliane. La missione della Global Sumud Flotilla è senza tema di smentita un’operazione totalmente pacifica, con cui attiviste e attivisti (cioè persone che agiscono) di molti Paesi del mondo stanno cercando di spezzare l’indifferenza al genocidio in atto da parte di Israele nei confronti dell’intera popolazione palestinese, nei territori occupati da decenni e di realizzazione di un sistema di apartheid, e di realizzazione di un sistema di apartheid, entrambi vietati inderogabilmente dal diritto internazionale.
Eppure, assente o timida è la reazione dei governi occidentali, nessuno dei quali sta attuando vere e proprie drastiche misure di contrasto alle plurime violazioni del diritto internazionale dello Stato di Israele. Nessuna effettiva reazione nemmeno dopo il sequestro in acque internazionali di 175 persone degli equipaggi, alcune da imbarcazioni battenti bandiera italiana. Al netto di reati e violazioni del diritto internazionale che potranno essere accertati dalle Corti internazionali e nazionali, ricordiamo che ogni Stato, compresa l’Italia, è tenuto a garantire tutela alle attiviste e agli attivisti umanitari.
La Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali
e i diritti umani universalmente riconosciuti, approvata con Risoluzione n. 53/144 dell’8 marzo 1999, già nel Preambolo afferma il ruolo fondamentale dell’attivismo umanitario «Riconoscendo l’importante ruolo della cooperazione internazionale e l’apprezzabile lavoro di individui, gruppi e associazioni nel contribuire all’effettiva eliminazione di tutte le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei popoli e degli individui, incluse le violazioni massicce, flagranti e sistematiche come quelle risultanti dall’apartheid, da tutte le forme di discriminazione razziale, dal colonialismo, dal dominio o dall’occupazione straniera; dall’aggressione o dalle minacce alla sovranità nazionale, all’unità nazionale o all’integrità territoriale, e dal rifiuto di riconoscere il diritto di autodeterminazione dei popoli ed il diritto di ogni popolo di esercitare la piena sovranità sulle proprie ricchezze e risorse naturali».
Dopo avere declinato i diritti riconoscibili all’attivismo umanitario, l’art. 12 stabilisce che «1. Tutti hanno diritto, individualmente ed in associazione con altri, di partecipare ad attività pacifiche contro le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali. 2. Lo Stato deve prendere tutte le misure necessarie per assicurare la protezione, da parte delle autorità competenti, di chiunque, individualmente ed in associazione con altri, contro violenze, minacce, ritorsioni, discriminazione vessatorie di fatto o di diritto, pressioni o altre azioni arbitrarie conseguenti al legittimo esercizio dei diritti di cui alla presente Dichiarazione.». Obblighi che sono manifesti nel dover tutelare tutte e tutti coloro che, equipaggi della Global Sumud Flotilla, sono stati vittime di pirateria e violenza da parte dello Stato israeliano. Non basta la condanna generica, servono comportamenti attivi anche dello Stato italiano.
Quanto accaduto in queste ore, tuttavia, non può farci dimenticare la colpevole inattività e sostanziale indifferenza dello Stato italiano nei confronti della questione palestinese e nello specifico della popolazione di Gaza. Comportamento che si traduce non solo nella mancata interruzione delle relazioni commerciali e diplomatiche, ma anche nella negazione del diritto delle persone gazawe di entrare in Italia per sottrarsi al genocidio a tutt’oggi in corso nella Striscia. Donne, uomini, bambini ai quali il Governo italiano nega il rilascio dei visti, umanitari o per famiglia o per studio, asserendo che non ne hanno diritto perché la legge non lo prevederebbe e potrebbero entrare solo con i corridoi umanitari. Profili entrambi infondati, perché l’art. 10, co. 3 della Costituzione riconosce il diritto d’ingresso a chiunque nel Paese di appartenenza sia negato l’effettivo esercizio delle libertà fondamentali garantite dalla stessa Carta, sia perché nessun corridoio umanitario è stato attivato da Gaza (ferma restando l’arbitrarietà che i corridoi umanitari recano intrinsecamente).
Comportamento che, non possiamo sottacere, è stato assunto negli ultimi mesi anche dal Tribunale di Roma che, dopo avere riconosciuto per alcuni mesi il diritto di ingresso di persone di Gaza per sottrarsi al genocidio (ordini giudiziali comunque mai rispettati dal governo italiano), ha poi improvvisamente mutato orientamento e oggi quasi unanimemente rifiuta il riconoscimento dei visti in sede giudiziaria, rafforzando di fatto la posizione governativa.
Ricordiamo che il crimine internazionale di genocidio – di cui alla Convenzione ONU per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948, ratificata con legge n. 153/1952 -, obbliga gli Stati membri a prevenirlo, non solo punirlo, e pertanto anche l’Italia è tenuta al cogente e inderogabile rispetto di esso.
Le sottoscritte Associazioni CHIEDONO allo Stato italiano di:
- attivare immediatamente ogni strumento, diplomatico e giudiziario, per garantire tutela ai due attivisti umanitari, Thiago Ávila e Saif Abukeshek, membri degli equipaggi della Global Sumud Flotilla illegittimamente arrestati in acque internazionali,
- chiedere la liberazione immediata di Thiago Ávila e Saif Abukeshek, • garantire la sicurezza delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla che, scampate alla pirateria attuata dallo Stato di Israele il 29 aprile 2026, stanno viaggiando verso la Striscia di Gaza, consentendo loro il completamento della missione umanitaria intrapresa,
- interrompere ogni rapporto commerciale o di collaborazione, di qualsiasi natura, con lo Stato di Israele,
- facilitare e non impedire l’uscita delle persone palestinesi dalla Striscia di Gaza qualora ne facciano richiesta, rispettando l’obbligo previsto dall’art. 10, co. 3 della Costituzione italiana.
Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione
Giuristi Democratici
Comma 2 – Lavoro è dignità
4 maggio 2026





