Giuristi Democratici, insieme a molte realtà tra cui il Comitato 15 per il NO, il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia ha promosso per il 20 maggio 2026 l’incontro intitolato “Non perdiamola di vista” presso l’Aula magna della Facoltà teologica valdese in Roma, Via Pietro Cossa, 40.
I temi dell’incontro saranno:
- valutazioni della campagna referendaria e dell’esito del referendum,
- volontà di stabilizzare il collegamento tra le varie realtà, rafforzando le possibilità di risposte coordinate e tempestive per la democrazia
- analisi dei rischi più imminenti per la nostra Costituzione.
Per parlare dell’incontro abbiamo intervistato l’Avv. Paolo Solimeno dei Giuristi Democratici di Firenze, membro dell’Esecutivo dell’associazione. Con lui abbiamo approfondito i temi che saranno al centro dell’incontro che si prefigge di contribuire a continuare un lavoro comune dopo la positiva campagna referendaria.
INTERVISTA ALL’AVVOCATO PAOLO SOLIMENO – GIURISTI DEMOCRATICI
- L’incontro del 20 maggio 2026 vuole essere una valutazione collettiva di quello che è successo con il referendum. In che senso?
Non per manie di protagonismo, ma la società civile, le associazioni di avvocati, di attivisti per la difesa della Costituzione e tutte le altre associazioni che stanno aderendo vorrebbero far tesoro della partecipazione non sorprendente forse, ma molto positiva e soddisfacente e del risultato del referendum di marzo. Questo perché ritengono che il fatto che si sia capito che erano in gioco i fondamenti dello stato costituzionale di diritto sia stato allo stesso tempo il motivo della partecipazione e l’importanza del risultato.
Questo è stato capito e c’è stata un’affluenza maggiore sia rispetto ai referendum abrogativi – fatto naturale per un referendum costituzionale – sia rispetto alle elezioni politiche e locali. Vorremmo evitare che questo risultato venga dimenticato per tornare al livello basso, “rassegnato” della politica quotidiana.
Quando sono in gioco temi essenziali della democrazia, non solo le politiche da decenni simili tra i vari schieramenti su questioni economiche e sociali, pensiamo che la gente capisca che il proprio ruolo di cittadino deve essere svolto perché altrimenti si rischia di far perdere terreno alla democrazia stessa che nei primi decenni del Secondo dopoguerra era basata sui partiti, oggi in questa lunga fase di crisi è sulle spalle della cittadinanza, delle mobilitazioni su temi fondamentali.
- Tu hai seguito direttamente tutta la campagna referendaria, che impressione ti sei fatto? Soffermandoci sul risultato referendario, hai avuto l’impressione che al di là dell’aspetto specifico del referendum ci sia stata una voglia di dire un NO complessivo a molte cose?
Il mio impegno sul referendum è iniziato a metà novembre 2025 con una prima iniziativa fatta con Pietro Adami a Grosseto, ancora nemmeno avevo letto il ddl costituzionale, solo qualche articolo di commento e da lì in poi nei mesi successivi sono seguiti decine di incontri e iniziative.
Posso dire che negli ultimi giorni c’è stata la voglia di dire un NO complessivo, di schieramento, però francamente durante i mesi di campagna referendaria ho colto soprattutto la voglia di entrare nel merito delle questioni poste dal referendum. Cittadini estranei al mondo del diritto, dei tribunali, volevano capire nel dettaglio cosa era in gioco con il referendum anche andando oltre la stessa urgenza dei giuristi di spiegare – detto in poche parole – che non si trattava di”separazione delle carriere” ma di democrazia e se mai separazione dei poteri, dei meccanismi stessi della democrazia. La gente aveva voglia di entrare a fondo nel dibattito, entrare nei dettagli della modifica costituzionale. Si può dire perciò che ci sono state tutte e due le spinte. Un’adesione ai temi della campagna No Kings capendo qual’era la portata di questa riforma e poi un rifiuto dell’ accoppiata sovranisti europei e americani che spaventa obiettivamente. C’è stata un’affluenza dovuta ai temi del momento presente e non solo a quelli specificamente referendari però c’è stata – cosa che ha sorpreso tanti di noi – anche la voglia di capire, prendere posizione su un tema molto specifico e anche piuttosto ostico quale quello della modifica del Titolo Quinto della costituzione e del rapporto fra la magistratura e gli altri poteri.
- Alla luce del fatto che il referendum ha illuminato il piano generale autoritario del governo quali sono i prossimi temi da affrontare e su cui prendere posizione?
Il tema più urgente – per motivi di calendario – è probabilmente quello della legge elettorale che è un modo in sostanza di introdurre un premierato di fatto con una legge ordinaria. La maggioranza governativa non se la sente di mandare avanti il premierato dopo la sconfitta al referendum di marzo e quindi tenta con la legge elettorale che è l’opposto del facilitare la partecipazione e migliorare l’offerta politica: più si semplifica, più si corre al centro per cercare di vincere come schieramento e più si riduce l’attrattiva dell’offerta politica e si allontana l’elettorato.
Ma soprattutto l’effetto del maggioritario e peggio dei sistemi premiali che forzano verso il bipolarismo non solo in Italia è di praticare un taglio della rappresentatività delle istituzioni afavore dell’esecutivo o addirittura del capo dell’esecutivo, che controlla tutto, anche con le liste bloccate. Senza contare che il ventilato premio di maggioranza enorme e non meritato non solo favorisce una minoranza, ma è un vero furto di consensi all’opposizione con centinaia di migliaia di voti che vengono tolti ai soggetti che escono sconfitti dalla gara elettorale. Quella è forse la priorità, quindi.
Poi c’è il tema, detto sinteticamente, dei diritti, delle libertà e quindi della sicurezza che è un focus di questo governo come si è visto dal decreto contro i Rave party ai vari decreti sicurezza. La limitazione delle libertà fondamentali in un mondo così informatizzato, con così tanti strumenti per indagare le opinioni, i comportamenti delle persone è veramente inquietante tanto più visto che andava di pari passo con il controllo dei magistrati. Pensiamo al fermo preventivo in cui il PM deve solo avallare il provvedimento preso dal poliziotto che ferma per meri sospetti il partecipante a una manifestazione. Siamo a livelli da stato di polizia. Penso che questa sia un’altra delle priorità da affrontare. Poi ovviamente ci sono molti altri temi economici e sociali importanti come ad esempio quelli al centro della raccolta firma per una Legge d’Iniziativa Popolare sulla Tassazione dei grandi patrimoni partita da alcuni giorni e che sta avendo buone adesioni.
- Obiettivo dell’incontro è quello di trovare le forme per continuare un cammino comune tra le tante associazioni, reti, gruppi, persone che sono state attivamente protagoniste della campagna referendaria?
Parlando con Pietro Adami, tra i promotori di questa giornata, mi sembra sia saggio il proposito condiviso di stabilire forme di coordinamento, costruire strumenti di comunicazione comuni come una newsletter, un blog, una calendarizzazione di appuntamenti, evitando però di creare un soggetto unico, monolitico. Abbiamo già visto esperienze di soggetti unici che si propongono come aggregatori di associazioni, di realtà e che poi, via via che il tempo passa, si svuotano e restano semplicemente soggetti che non sono più rappresentativi delle realtà che avrebbero dovuto aggregare.
Quello che ci serve non è il soggetto unico ma una intelligente e creativa dinamica di relazioni in cui le diverse soggettività restino protagoniste, in cui ciascuno possa portare la propria particolarità. Il proposito è quello che non ci siano dei coordinatori, organismi fissi ma una pluralità di soggetti e persone che fanno cose con obiettivi comuni e coordinandosi, dialogando.
- Per cui non la nascita di un soggetto unico verticale ma invece la capacità di azione comune, di agire come coalizione che si muove rispettando le differenze ma unita nell’affrontare la complessità, come è stato durante il referendum?
Esatto. Tanti soggetti da quelli della magistratura, dell’avvocatura, tutte le associazioni, la società civile. Ciascuno ha dato il proprio contributo. L’incontro del 20 maggio può essere un primo momento di confronto. Ce ne saranno altri. Mi sembra un buon punto di partenza. Le cose da fare e il come farle nasceranno nel confronto, nel dibattito.
Da parte mia ci tengo a sottolineare che vorrei si mantenesse la particolarità del contenuto di questo referendum, non ovviamente della modifica costituzionale proposta ma del senso di allarme in difesa della democrazia che si è contrapposto alla modifica: l’idea di dover difendere i cardini dello stato diritto e perciò la separazione dei poteri e l’autonomia della magistratura.
Sono 40 anni che in Italia ma anche in altre democrazie occidentali si esauturano le assemblee elettive a favore degli esecutivi, non si favoriscono gli strumenti di democrazia diretta, referendum, iniziativa legge popolare e altri strumenti messi in campo per esempio a Porto Alegre e in Francia.
La prevalenza dell’esecutivo va di pari passo con l’indebolimento delle democrazie e la marginalizzazione delle minoranze e dei soggetti deboli.
La difesa della separazione dei poteri non è difesa della magistratura, è difesa della democrazia.
Vorrei che si mantenesse la peculiarità di questa stagione referendaria, di questa primavera in cui si è segnato un buon risultato.
Il tema della separazione dei poteri va di pari passo con la legge elettorale perchè se viene fatta una legge elettorale premiale alla fine il Parlamento non conta nulla, diventa una succursale del governo.
Un assetto veramente democratico con i poteri equilibati penso che sia indispensabile per affrontare il drammatico impoverimento delle classi medie e basse che si prepara con i vari fenomeni a cui stiamo assistendo dalle guerre alla perdita di centinaia e migliaia di posti di lavoro con l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale. Se questi cupi scenari saranno affrontati solo con le elite privilegiate che decidono tutto con queste democrazie svuotate, verranno solo mantenute e allargate drammaticamente le diseguaglianze sociali. E si favoriranno i sovranismi, gli estremismi “egoisti”, cioè di destra, di cosa lamentarsi?
Per avere una spinta redistributiva, di riduzione delle disuguaglianze di potere e risorse, per trovare dei meccanismi di tenuta per le crisi che si preparano c’è bisogno di partecipazione se no il sistema sociale e istituzionale non potrà reggere.
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