Il Dossier “L’ESCALATION AUTORITARIA – Analisi dei profili di illegittimità costituzionale del Decreto legge n. 23/2026” è uno strumento di analisi ma soprattutto d’ azione contro l’ultimo Decreto – Legge 23 del 2026 che si inserisce nell’insieme dei provvedimenti sulla “sicurezza” fatti dal governo Meloni.
Curato da Giuristi Democratici è stato presentato il 12 marzo 2026 a Roma.
Abbiamo chiesto a Antonello Ciervo, Unitelma – Sapienza Università di Roma che ha curato il Dossier di illustrare lo scopo di questa iniziativa.
INTERVISTA AD ANTONELLO CIERVO
* Qual è stata la motivazione di fondo che ha portato alla stesura del Dossier?
Focalizzare l’attenzione su un provvedimento, l’ennesimo sulla sicurezza, che in maniera a dir poco “tattica” è stato approvato dal Consiglio dei Ministri nel bel mezzo della campagna elettorale referendaria, in un momento politico cioè in cui il dibattito pubblico era tutto incentrato sul referendum costituzionale. In questo contesto, inevitabilmente il contenuto del Decreto legge n. 23 è passato in secondo piano, ma si tratta di un provvedimento importante e pericoloso che di fatto introduce nel nostro ordinamento giuridico una serie di istituti che vanno ad esautorare la libertà di riunione e che rendono più difficile e “pericoloso” manifestare in piazza, introducendo tra l’altro nuove misure di prevenzione.
* Per prima cosa un’informazione: il Decreto è già stato convertito in legge?
I decreti legge devono essere convertiti in legge dal Parlamento entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il Decreto legge 23 del 2026 che va a svuotare la possibilità di riunirsi in luogo pubblico deve essere convertito entro il 25 aprile. Si tratta di una coincidenza che fa riflettere e fa sorridere amaramente.
* Torniamo al dossier. Possiamo dire che sistematizza l’analisi sul Decreto?
Con il dossier abbiamo provato ad evidenziare in che modo viene ulteriormente compressa la libertà di manifestazione, di riunione, di circolazione e personale nel nostro ordinamento giuridico. Il primo grande appuntamento di piazza in cui il Decreto ha trovato applicazione è stata la manifestazione No Kings del 28 marzo 2026 .
* Puoi spiegare meglio quale clima ha creato il Decreto attorno alla manifestazione del 28 marzo a Roma?
Come Giuristi Democratici in quella giornata siamo stati impegnati nel servizio legale in piazza proprio per prevenire atteggiamenti repressivi che avrebbero potuto essere messi in atto grazie alle nuove norme contenute nel Decreto. Ci riferiamo alle sanzioni di natura pecuniaria e amministrativa nell’ipotesi in cui i promotori della manifestazione non si fossero attenuti agli ordini della polizia nel corso del corteo. La manifestazione No Kings del 28 marzo è stata una grandissima manifestazione pacifica, tutto è andato bene però è stata una sorte di “battesimo del fuoco” di queste nuove regole che all’apparenza sembrano meno repressive, ma che in realtà sono molto più invasive in termini sanzionatori. Del resto, già il giorno dopo, in tutt’altro contesto, sono stati applicati i primi fermi preventivi identificativi.
* Il Decreto di cui si occupa il Dossier c’entra con il grave episodio dell’impossibilità per delle persone di ricordare dei morti?
Dopo quello che è successo con i fatti del Parco degli acquedotti a Roma e la morte accidentale di due anarchici, abbiamo visto per la prima volta l’applicazione dei fermi preventivi di identificazione nei confronti di chi ha comunque deciso di partecipare ad una riunione vietata dalla Questura semplicemente per commemorare due compagni anarchici morti. Molte delle persone fermate, identificate e portate in questura si sono poi rivolte ad alcuni nostri soci e stiamo cercando di capire in che modo impugnare una misura difficilmente impugnabile in sede penale, perché di fatto non c’è nessun procedimento penale in corso. L’applicazione di questa misura comporterà molto probabilmente la notifica di un Daspo e su questo stiamo riflettendo anche su come sollevare una questione di legittimità costituzionale. Non è facile perché la misura è pensata in modo tale da non poter essere portata in giudizio.
* Che utilità ha leggere e scaricare il Dossier?
Si tratta di un dossier molto sintetico, per punti. Spiega sostanzialmente anche a chi è digiuno di diritto qual è la posta in gioco sia politica che soprattutto democratica di questo Decreto legge.
Faccio un esempio. Il Decreto sicurezza introduce la perquisizione da parte della Polizia nel corso non solo di riunioni in luogo pubblico ma anche di riunioni in luogo aperto al pubblico. Le perquisizioni possono essere fatte sulla base dell’alto afflusso di persone in un luogo aperto al pubblico e perché all’interno di queste riunioni sono state individuate dalla Polizia persone sospette o che hanno delle segnalazioni di Polizia. Quando parliamo di riunioni in luogo aperto al pubblico intendiamo le riunioni di associazioni, di partiti politici, di sindacati, nelle sedi sindacali o pubbliche o di partito o delle associazioni, nei cinema, nei teatri, nelle librerie, nelle biblioteche. La Polizia con il Decreto può entrare in luoghi aperti al pubblico dove si stanno riunendo delle persone a discutere, parlare, giustificando tale ingresso e le perquisizioni che potranno essere eseguite sulla base del fatto che alcune delle persone presenti hanno delle segnalazioni di Polizia.
Sottolineo: segnalazioni, cioè non sono persone indagate, sotto processo o condannate. Non si tratta di uno scenario distopico: recentemente, durante la campagna elettorale referendaria, mi è capitato di fare un dibattito pubblico in un centro sociale a Roma. Arrivati al luogo del dibattito io e un mio collega professore universitario abbiamo visto all’ingresso degli agenti della Questura in borghese. Ci siamo avvicinati e abbiamo chiesto loro un chiarimento sul motivo per cui si trovassero in un luogo dove si stava svolgendo semplicemente un dibattito politico elettorale. Ci hanno risposto che loro sapevano che all’interno c’era qualcuno segnalato alle forze dell’ordine e che, adesso, con il Decreto legge sicurezza erano pienamente legittimati ad essere lì in borghese e vedere quello che si stava facendo.
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