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Quando il pericolo viene dal legislatore
Redazione 2 novembre 2022 16:56
Comunicato stampa sul primo decreto del governo Meloni

L'esordio del nuovo governo Meloni non poteva essere più preoccupante.

A fronte delle vere e varie urgenze sociali, i primi provvedimenti del governo appena insediato sono dedicati al diritto e alla procedura penale. Per di più si tratta di interventi dedicati a introdurre un nuovo reato, punito con pene sconsiderate; a ritardare l’entrata in vigore di una riforma, con il malcelato intento di rivederne le parti più garantiste; e a tentare di mantenere in vita, sotto sembianze dissimulate, l'ergastolo ostativo che da tempo la Corte Costituzionale ha chiesto al legislatore di abrogare. A dispetto delle prime dichiarazioni del Ministro della Giustizia il governo percorre, come sempre la destra ha fatto, la strada della criminalizzazione e della repressione come risposta ad ogni problema.

Certamente l’introduzione del reato di invasione arbitraria di edifici e terreni finalizzata a "raduni pericolosi" (dizione giuridicamente inedita, contemplando il nostro codice, fin qui, unicamente il reato contravvenzionale di "radunata sediziosa") è la previsione più pericolosa. Il diritto a riunirsi —in più di cinquanta persone, diritto fondamentale, individuale e sociale sancito dall'articolo 17 della Costituzione viene violentato, con la scusa dei rave party, e si prevedono fino a sei anni di carcere per chi lo promuove con diminuzione di pena, non quantificata, per chi vi partecipa.

Si stabilisce un minimo della pena così alto (tre anni) al solo fine di evitare che siano applicabili, non solo ai promotori del raduno, ma anche ai partecipanti, misure come la dichiarazione di tenuità del fatto. Si prevede addirittura la misura della sorveglianza speciale anche per il semplice partecipante al raduno. Non solo: la misura non necessita di una previa condanna definitiva, ma può essere proposta anche solamente sulla base di denunce e segnalazioni di PS, dal momento che la nuova fattispecie va ad ampliare il numero di quelle per cui è possibile l'applicazione delle misure di prevenzione personale, il cui abuso abbiamo più volte denunciato. E lo si fa quando il raduno «può» mettere in pericolo l’ordine pubblico, l’incolumità pubblica o la salute pubblica, demandando prima alle forze di polizia e poi alla magistratura una inammissibile discrezionalità, che può agevolmente sfociare nell'arbitrio.

La norma, peraltro, consente la configurazione del reato e la relativa irrogazione della pena anche in caso di occupazione di scuole, università o fabbriche.

Anche il rinvio dell’entrata in vigore della riforma Cartabia desta preoccupazione. Se il problema era quello di permettere una più ordinata transizione fra la vecchia e la nuova normativa, tutto si poteva risolvere con l’introduzione di qualche norma transitoria ad hoc. La riforma Cartabia contiene luci e ombre, ma il rinvio sembra preordinato a spegnere le luci e a mantenere in vita e aumentare le ombre.

Infine il governo, con vivo accanimento, cerca di prolungare l'esistenza dell’ergastolo ostativo con una normativa che nominalmente lo abroga, ma lo rende di fatto inevitabile, vista la quantità di ostacoli che vengono posti al suo superamento nel concreto. Il giusto e auspicabile contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa non può tradursi nell’inumanità della pena.

Se questo è l'inizio, cosa ci riserverà il prosieguo?

Come Giuristi Democratici non possiamo che confermare la nostra netta contrarietà all'introduzione di nuove norme penal-repressive, palesemente incostituzionali, e il nostro impegno a demistificarle e contrastarle in ogni sede, insieme a tutte le associazioni progressiste e democratiche, alle attiviste ed attivisti, alla società civile.

2 novembre 2022

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI