Una grande vittoria della democrazia

Una grande vittoria della democrazia

Quella odierna è una grande vittoria della democrazia.
Non soltanto per l’esito del voto, ma per lo straordinario impegno che lo ha preceduto.
Quando quindici cittadini hanno avviato la raccolta firme per chiedere il referendum, in molti pensavano che sarebbe stata una battaglia simbolica, difficile, forse impossibile. In poco più di un mese, invece, centinaia di migliaia di persone hanno firmato, permettendo al popolo di esprimersi sul quesito corretto. Questo è già, di per sé, un fatto straordinario.


Il Governo aveva ritenuto che fosse facile intervenire sulla Costituzione. Ma la Costituzione non è della maggioranza di governo: la Costituzione è del popolo. È il bene comune che tiene insieme tutti, maggioranza e opposizione, forze politiche e cittadini che non fanno politica, persone lontane tra loro per idee e convinzioni ma unite da un patto fondamentale.
Il primo insegnamento che viene da questo referendum, e che vale per questo Governo e per tutti quelli che verranno, di destra o di sinistra, è semplice: la Costituzione non si cambia senza il popolo. Non si cambia come un ladro che viene nella notte, senza farsi notare, ma si cambia, se proprio necessario, convincendo tutti.


Il risultato referendario è straordinario, ma lo è forse ancora di più l’affluenza.

In anni segnati dall’astensionismo e dal disimpegno, vedere così tante persone tornare alle urne per esprimersi su una questione istituzionale è un segnale fortissimo. Questa è la democrazia quando funziona davvero e l’Italia si sveglia dal sonno della disaffezione, scoprendosi migliore. Anche se l’esito fosse stato diverso, aver riportato così tanti cittadini al voto sarebbe stato comunque un risultato democratico di enorme valore.
Anche coloro che in buona fede hanno votato Sì non devono sentirsi sconfitti: insieme, votando, partecipando, dibattendo, abbiamo dimostrato che la partecipazione esiste ancora, a tutti i livelli, ed è viva quando vengono toccati i principi fondamentali della nostra convivenza civile.
I problemi della giustizia, che sono stati al centro del dibattito, non si risolvono con la vittoria del No, ma se non altro non sono stati aggravati dalla vittoria del Sì. Non devono essere dimenticati. Restano sul tavolo e meritano attenzione, studio, riforme serie e condivise. Proprio per questo, non dobbiamo spegnere il riflettore che in questi mesi si è acceso sul mondo della giustizia.
Le battaglie democratiche non finiscono qui.
Oggi tutti possono tornare a casa soddisfatti, ma con la consapevolezza di ciò che è stato fatto: milioni di cittadini si sono messi in moto, hanno firmato, discusso, partecipato, votato. E la democrazia ha vinto, con buona pace di chi vorrebbe che si mutasse in sorteggio.

23 marzo 2026
ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

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