Continua la persecuzione contro Pınar Selek – Aggiornamenti dall’udienza a Istanbul del 2.4.2026

Continua la persecuzione contro Pınar Selek – Aggiornamenti dall’udienza a Istanbul del 2.4.2026

La vicenda giudiziaria che coinvolge Pınar Selek, sociologa, scrittrice, attivista femminista e antimilitarista, trae origine dall’arresto avvenuto nel 1998 sulla base di una contestazione relativa all’attentato esplosivo verificatosi nello stesso anno presso il mercato delle spezie di Istanbul.

Sin dall’inizio, tuttavia, il procedimento si è concentrato sull’attività di ricerca sociologica condotta dall’imputata sulla comunità e sulla resistenza curde. Un ambito di cui Selek si è rifiutata di fornire informazioni e nominativi. Questo rifiuto le è costato un regime di torture durante il periodo di detenzione.
Nel corso di oltre ventotto anni di procedimenti penali a suo carico sono state pronunciate quattro sentenze assolutorie. Nonostante ciò, il procedimento è stato riaperto più volte con la costante richiesta di emettere ed eseguire un mandato di arresto internazionale e di ottenere l’estradizione dalla Francia, dove Pınar Selek continua a svolgere oggi la sua attività accademica come professoressa associata di sociologia all’Università Côte d’Azur.
Il collegio difensivo evidenzia come l’Interpol abbia escluso la legittimità del mandato di arresto internazionale, non ravvisando i presupposti per una cooperazione internazionale, circostanza che non ha impedito la prosecuzione del processo né la reiterazione delle richieste di comparizione personale e di applicazione di misure detentive.


In tale contesto si è svolta l’udienza del 2 aprile 2026 dinanzi alla 15ª Camera della Corte d’Assise di Istanbul.
L’udienza si è conclusa con un ulteriore rinvio al 18 settembre 2026, ore 13.00, senza alcuna trattazione nel merito.

Il rinvio è stato motivato, da un lato, dall’assenza dell’imputata, la cui presenza è ritenuta necessaria ai fini della prosecuzione del giudizio, e, dall’altro, con riferimento alla mancanza di riscontro sulla richiesta di estradizione dalla Francia. La procura ha ribadito la necessità della presenza fisica di Pınar Selek, escludendo la possibilità di audizione tramite rogatoria internazionale attraverso l’autorità giudiziaria francese e insistendo sulla richiesta di estradizione. Nel corso dell’udienza è stata altresì acquisita agli atti, su istanza delle difese, la pubblicazione “Lever la tête, la recherche interdite sur la résistance kurde” edita nel febbraio di quest’anno dall’Université Paris Cité, accompagnata da una relazione sulla diffusione accademica della ricerca. La produzione documentale è stata valorizzata dalle difese quale elemento idoneo a provare la natura esclusivamente scientifica dell’attività svolta dall’imputata. Le condotte contestate a Pinar Selek hanno recentemente incluso anche la sua attività accademica in Francia: in particolare le viene contestata la partecipazione a iniziative universitarie sul tema delle migrazioni, descritte come elementi di collegamento con il PKK. Una contestazione che rischia di avere gravi ripercussioni sulla libertà accademica e di ricerca, come era stato già denunciato l’anno passato da numerosi accademici con la sottoscrizione di un appello in solidarietà alla collega, pubblicato in Italia da Il Manifesto.

Alla trattazione dell’udienza erano presenti esponenti del movimento femminista e LGBTAIQ+, ospiti della conferenza stampa ad Istanbul in collegamento con Pınar Selek – invitata presso la sede francese della LDH (Ligue des Droits de l’Homme).

C’erano inotre l’associazione accademica France Université, ricercatori e ricercatrici di diversi atenei francesi, due deputati de La France Insoumise e di L’Après, l’eurodeputata verde Melissa Camara; nonché una rappresentante dell’ordine degli avvocati di Lione insieme a numerose altre avvocate europee e rappresentati di organizzazioni per i diritti umani di Svizzera e Francia.
Il permanere delle accuse contro Pınar Selek si colloca in un contesto di politica interna in cui il partito AKP, pur avendo attivato il percorso di dialogo e pacificazione con il PKK, lascia immutato un quadro interno caratterizzato da continue violazioni dei diritti fondamentali, con lo strumento penale utilizzato per continuare a reprimere il dissenso politico e le lotte sociali, l’autodeterminazione delle donne e delle soggettività lgbtaiq+.

Per partecipare alla prossima udienza e sostenere la campagna di solidarietà si può prendere contatto con l’Associazione Nazionale Giuristi Democratici.

Reazioni nel fediverso