Le ultime battute della campagna per il NO al referendum del 22 e 23 marzo 2026. Intervista all’Avv. Roberto Lamacchia

Le ultime battute della campagna per il NO al referendum del 22 e 23 marzo 2026. Intervista all’Avv. Roberto Lamacchia

Siamo agli ultimi giorni della campagna referendaria. Il 22 e 23 marzo si andrà alle urne per il “referendum popolare confermativo della legge costituzionalerecante: «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 253 del 30 ottobre 2025.”

Abbiamo chiesto all’Avvocato Roberto Lamacchia, Co-Presidente dell’Associazione Giuristi Democratici le sue impressioni sull’andamento della campagna referendaria.

INTERVISTA ALL’AVV. ROBERTO LAMACCHIA

  • Puoi dirci la tua impressione su questa campagna referendaria, non tanto nel merito delle questioni giuridiche e di approfondimento ma proprio sull’andamento dei tanti momenti di confronto, incontri che ci sono stati? Che sensazioni hai avuto parlando con persone meno addentro alle questioni giuridiche?

Sono molto contento dello svolgimento di questa campagna referendaria perché ha dimostrato come il coraggio a volte venga premiato. Mi riferisco in particolare al fatto che un gruppo di 15 persone, tra i quali vorrei ricordare ci sono due appartenenti ai Giuristi Democratici di lunga data come Piero Panici e Carlo Guglielmi, hanno avuto il coraggio di portare all’attenzione dei cittadini un tema rispetto al quale c’era un disinteresse totale ed assoluto. Tramite la richiesta di raccolta di firme per la presentazione di un secondo quesito referendario abbiamo avuto il risultato di svegliare le coscienza della gente. Ottenere 500.000 firme nel giro di 20 giorni è stato un risultato incredibile. Da questo è nato un interesse complessivo della cittadinanza che è andato crescendo con il passare del tempo.

Ho fatto tutta una serie di incontri e dovunque sono andato ho trovato una grossa disinformazione ma anche un grosso interesse a capire. Mi sono trovato di fronte a domande incredibili del tipo “… ma è vero che con la nuova riforma verrà abolito il giudizio di appello?”, tanto per dirne una. Non si riesce a capire da dove saltino fuori questi dubbi, queste interpretazioni, ma purtroppo è così e quindi a maggior ragione c’è una necessità assoluta di informare, di chiarire, di precisare.

Detto questo il problema è che tutta la campagna referendaria si è poi spostata, nel senso che da un inizio di discussione che riguardava il merito della normativa siamo arrivati adesso ad una politicizzazione della questione. Penso che era prevedibile che questo sarebbe successo. Ritengo che questa dinamica sia stata imposto al centro-destra dall’andamento non particolarmente positivo per loro dei sondaggi. Quindi oggi ci troviamo a discutere anche delle conseguenze, delle ricadute politiche di questo referendum.

  • Cosa si tratta di fare in questi ultimi giorni?

Dobbiamo continuare ancora in questi ultimissimi giorni a insistere sul merito della vicenda. Lì non abbiamo dubbi, nel senso che ci hanno venduto una cosa per un’altra. Ci hanno venduto una modifica rispetto all’inefficienza della magistratura che non c’entra nulla con quello che succederà. Però se vogliono poi affrontare il problema sul piano politico, nessun problema. Noi siamo in grado, credo, di dimostrare e lo abbiamo fatto in tutti gli incontri che abbiamo avuto, come il vero intento del centro-destra non fosse quello di una riforma dell’efficienza della magistratura, ma quello di un indebolimento della stessa, con una modifica, un’alterazione degli equilibri tra i vari sistemi dello Stato.

A grandi linee questo è quello che mi pare sia emerso in questi due mesi di dibattito.

  • Giuristi Democratici hanno partecipato fin dall’inizio al percorso del Comitato “Società Civile per il NO al Referendum costituzionale” , che oggi mercoledì 18 marzo svolgerà a Roma l’iniziativa di chiusura della campagna con una iniziativa in Piazza del Popolo a Roma dalle 17.00 alle 20.00. Uno spazio largo d’azione comune tra associazioni, sindacati, realtà politiche e sociali. Secondo te l’ampiezza di questa esperienza è riuscita a raggiungere nel dibattito anche i non adetti ai lavori?

Sicuramente siamo andati oltre gli addetti ai lavori ed è positivo il fatto di avere raccolto in uno spazio comune un così elevato numero di associazioni e di organizzazioni sindacali. Certo non tutto è stato facile e ci sono stati momenti in cui si è percepita una certa carenza nell’avere capacità organizzativa. Va detto che grazie alla grossa attività e contributo dato della CGIL siamo riusciti a reggere, però si tratta di costruire la capacità di superare le difficoltà perchè in ogni caso dobbiamo gestire in maniera il più possibile unitaria tutto il dopo-referendum, qualunque sia il l’esito referendario.

  • Non facciamo né scommesse, né previsioni sul risultato. Le lasciamo ai “maghi” ed in più porta male. Chiudiamo con un paio di annotazioni. Si può affermare che se il risultato fosse la vittoria dei NO di certo le modifiche proposte sarebbero difficilmente ripresentabili?

Direi che con il No vincente tutto resterà inalterato, non vedo come possano presentare in altra maniera quello che hanno proposto se non proprio ripartendo da capo.

  • Possiamo dire che il NO vincente sarebbe ben più di un sassolino dentro il meccanismo di quell’insieme di modifiche legate a ciò che abbiamo chiamato autoritarismo, deriva securitaria che abbiamo visto nel corso dell’ultimo periodo?

Direi di sì. La sconfitta di questa iniziativa governativa porta come conseguenza, credo, anche un grosso indebolimento dell’attacco complessivo costituito da premierato, autonomia differenziata e riforma della giustizia, per cui se viene meno uno dei tre filoni su cui la maggioranza si tiene insieme, anche gli altri due filoni corrono dei grossi indischi per il futuro.

Reazioni nel fediverso