Lo scorso 3 gennaio gli Stati Uniti si sono resi responsabili di un attacco armato contro il Venezuela, uno Stato sovrano, che ha provocato la morte di circa 80 persone e si è concluso con il sequestro del Presidente Maduro e della moglie Cilia Flores, entrambi trasferiti in territorio statunitense. Maduro, si apprende, sarà lì giudicato dall’Autorità giudiziaria per il suo presunto coinvolgimento nel narcotraffico verso gli USA.
L’azione militare americana, priva peraltro dell’avallo del Congresso, è stata attuata in palese violazione dell’art. 2, paragrafo 4 della Carta delle Nazioni Unite, che vieta la minaccia e l’uso della forza contro l’integrità territoriale di uno Stato o la sua indipendenza, salvi i casi di autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ai sensi del capitolo VII o di esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva, nei limiti rigorosamente previsti dall’art. 51. Nel caso del Venezuela, invocare la legittima difesa per un’operazione di guerra condotta da una superpotenza globale contro uno Stato sovrano, in assenza di un attacco armato e sulla base del presunto coinvolgimento del suo Presidente nel narcotraffico, appare, nella sua drammaticità, surreale.
Eppure, nelle ore immediatamente successive alla notizia dell’attacco, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, comunicava come per il governo italiano «l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico».
Come Giuristi Democratici, riteniamo evidentemente inaccettabili le parole della Presidente Meloni, che non sa o finge di dimenticare che l’Italia ripudia lo strumento militare come offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ai sensi dell’art. 11 della Costituzione; e che non conosce, o finge di non sapere, il fatto che la natura difensiva dell’azione militare, e in tal senso la sua legittimità, deve soddisfare le condizioni stabilite dall’art. 51 dello Statuto ONU.
Questa disposizione prevede che l’azione armata debba essere intrapresa per resistere a un attacco armato, non altro, e dev’essere commisurata al ripristino della situazione precedente e con caratteristiche di immediatezza rispetto all’attacco subito, per non deragliare nei fatti in una rappresaglia. È previsto, poi, l’immediato coinvolgimento del Consiglio di Sicurezza per l’adozione delle misure necessarie per il mantenimento e il ristabilimento della pace e della sicurezza internazionale.
Né, sotto diverso profilo, l’accusa di violazione dei diritti umani nei confronti di Maduro può legittimare un’azione unilaterale compiuta da un altro Stato sovrano, che, ergendosi a giudice non terzo, proceda con un attacco armato al rapimento e alla deportazione di un Presidente, aprendo in realtà la strada allo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie del Paese.
L’attacco sferrato dagli USA contro il Venezuela è in altre parole radicalmente illegittimo perché estraneo alle azioni militari eccezionalmente consentite dalla nostra Costituzione e dalla Carta delle Nazioni Unite.
Per quanto riguarda l’Italia, Giorgia Meloni, che si comporta come mera portavoce di Trump, nell’improbabile tentativo di esser più realista del re ha dimenticato di essere la Presidente del Consiglio di un Paese sovrano, nei limiti costituzionali, e membro dell’Unione Europea, la quale pure si conferma ben poco unita nei suoi vari e identitari balbettii di prudenza e subalternità.
L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici auspica che, tra i deragliamenti istituzionali e diplomatici di cui siamo testimoni, il nostro Governo sia, piuttosto, capace di mettere in campo un’azione umanitaria che porti alla liberazione di Alberto Trentini, da più di un anno rinchiuso nelle carceri venezuelane.





