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Il Congresso Nazionale Forense 2012 e il ruolo dell'OUA
Redazione 3 dicembre 2012 17:16
Giorgio Marpillero, avvocato, fornisce un resoconto di ciò che si è discusso al XXXI° Congresso Nazionale Forense e sottolinea la crescente crisi di rappresentatività dell'OUA (organismo Unitario Forense).

Dal 22 al 24 Novembre 2012 si è svolto a Bari il XXXI° Congresso Nazionale Forense con l’accattivante titolo L’avvocatura per una democrazia solidale. Il cittadino prima di tutto.
Ancor più delle precedenti occasioni, l’evento è stato sostanzialmente ignorato: dalla stampa (poche righe in qualche giornale), dalla politica (assente il Ministro della Giustizia), dalla magistratura (salvo i doverosi saluti di rito), dalla stessa avvocatura (che poco o nulla ne ha discusso, sia prima che dopo).
Personalmente sono tra coloro che ritengono che le discussioni sul tema giustizia siano positive e feconde quando coinvolgono tutti gli operatori del diritto (ancora migliori quando sono confronto dialettico tra operatori del diritto, politica e società civile) mentre la discussione interna alla singola categoria rischia di scivolare verso derive corporative.
Ciò detto, resta innegabile la specificità dell’Avvocatura e l’attualità delle scelte che ne determinano l’identità sia come ruolo istituzionale (nella radicale alternativa tra l’essere esclusa da un sistema di risoluzione dei conflitti degiurisdizionalizzato o l’essere riconosciuta come soggetto costituzionalmente rilevante del processo) sia come categoria professionale (dove il ricorrente termine di proletarizzazione è improprio ma pregno di significati).
Il futuro dell’Avvocatura è legato al futuro del sistema giustizia ed entrambi dipendono dall’evoluzione (o dall’involuzione) della nostra società. La devastante mercificazione delle relazioni sociali rende palpabile il fatto che per il cittadino non ci sarà diritto alla giustizia se non ci sarà un avvocato libero e indipendente e che, specularmente, non ci sarà un avvocato libero e indipendente in un sistema che non garantisce al cittadino il diritto alla giustizia.
Il Congresso di Bari aveva all’O.d.G. questi argomenti: 1) Garanzie costituzionali, diritti dei cittadini e ragioni dell’economia; 2) Geografia giudiziaria; 3) Il Ruolo dell’avvocatura: funzioni, prospettive e responsabilità, pari opportunità; 4) Riforma dell’ordinamento forense; 5) La previdenza forense; 6) La rappresentanza politica: modifiche dello Statuto e del Regolamento. L’assemblea ha discusso quasi esclusivamente dell’Ordinamento forense e della Rappresentanza politica ma, per capire l’oggetto del contendere e delle scelte congressuali, è opportuno rammentare taluni aspetti del problema della rappresentanza politica dell’Avvocatura.
Il CNF ha un ruolo istituzionale e giurisdizionale che gli impedisce di assumere una funzione politica. La necessità di una rappresentanza politica è avvertita dalla categoria degli avvocati come esigenza non più eludibile né procrastinabile. Le modifiche normative in materia giustizia, ma anche quelle che specificamente afferiscono la funzione e la professione dell’avvocato, sono realizzate senza alcun sostanziale contributo dell’Avvocatura. Alle “audizioni” avanti le commissioni parlamentari sono convocate poche “associazioni” che abitualmente forniscono pareri discordanti, con ciò riducendo ulteriormente la rilevanza della categoria.
L’OUA (Organismo Unitario dell’Avvocatura) pretende di essere il rappresentante politico dell’avvocatura in virtù di una delibera del CNF che, per un remoto congresso forense a Venezia, istituì tale organismo per organizzare il congresso. Da allora, gli 80 membri dell’Assemblea OUA vengono eletti nel Congresso Nazionale Forense da tutti i delegati che vogliono partecipare al voto e l’OUA è finanziata con i contributi versati degli Ordini Forensi in proporzione al numero dei loro iscritti.
Le ragioni di critica al fatto che l’OUA rappresenti l’insieme dell’avvocatura sono molteplici: la menzionata delibera del CNF non attribuì il diritto di rappresentanza come l’OUA rivendica; l’elezione dei delegati al Congresso Nazionale viene fatta con scarsissima partecipazione e senza presentazione di alcun programma (spesso è la pantomima di un suffragio democratico: i votanti sono poco più degli eletti, il voto è frutto di un generico apprezzamento del candidato ma prescinde da come l’eletto si esprimerà sulle mozioni congressuali che, addirittura, nel momento dell’elezione non esistono ancora!); l’elezione indiretta dei membri OUA riflette e aggrava questi vizi.
Il rifiuto di attribuire all’OUA la rappresentanza politica di tutta l’avvocatura si è reso manifesto nel fatto che oltre il 50% degli Ordini negano il contributo finanziario all’OUA. (E’ significativo quanto avvenuto nell’Ordine di Torino: per molti anni alle assemblee di approvazione del bilancio è stata espunta la voce del finanziamento all’OUA; a partire dal 2013, in conformità a quanto emerso nell’ultima Assemblea, ogni singolo avvocato, all’atto del pagamento della quota di iscrizione all’Albo, potrà chiedere che l’importo di ? 5,00 sulla stessa sia devoluto ad una Associazione forense riconosciuta dal Consiglio, in difetto tale importo rimarrà nella disponibilità dell’Ordine). Ma la sostanziale e crescente lontananza tra l’OUA e la maggioranza dell’Avvocatura si è evidenziata nel disaccordo sulle scelte dell’OUA, scelte volte alla pura protesta, consistenti nell’indire scioperi sempre più lunghi, incapaci di formulare proposte alternative, arroganti nel rifiutare il confronto con le istituzioni e con la magistratura. L’indisponibilità a perseverare in tale atteggiamento è alla base della decisione del Congresso di sostenere l’approvazione della legge di riforma dell’Ordinamento forense (nella consapevolezza che il testo normativo è lontano dalle legittime aspirazioni dell’Avvocatura ma rappresenta un punto di rottura con la prassi della decretazione e rappresenta un’ opportunità per riaprire il dialogo con il legislatore).
L’OUA stessa è arrivata al Congresso consapevole del fatto che la gran parte dell’Avvocatura non le riconosce titolo a rappresentarla e si è attrezzata per colmare il distacco con una manovra che definirei del bastone e della carota. La carota è consistita nell’ipotesi di cambiare il nome (istituendo il Consiglio Superiore dell’Avvocatura che, per altro, non modificherebbe la sostanza dell’Organismo) e nel valutare se acquisire maggiore autorevolezza modificando i criteri di elezione dei delegati all’Assemblea dell’OUA (non più tutti eletti dal Congresso forense ma eletti per 1/3 dal Congresso, per 1/3 dagli Ordini, per 1/3 dalle Associazioni riconosciute dal CNF –Congresso). Il bastone è consistito nel presentare una mozione di modifica dello statuto che prevede che gli Ordini, deliberando la partecipazione al Congresso, assumano l’obbligo della contribuzione al finanziamento dell’Organismo sicché, se non versano il contributo, i loro eventuali delegati non hanno diritto di voto (è opportuno precisare che gli Ordini comunque versano il contributo perché si realizzi il Congresso e rimborsano i loro delegati per le spese di partecipazione ma ciò non basterebbe per una partecipazione con diritto di voto). Per rincarare la dose, l’OUA ha presentato una ulteriore mozione di modifica statutaria (mozioni approvate solo se raggiungono una maggioranza qualificata) per consentire al collega De Tilla un nuovo mandato di Presidente.
La mozione che chiedeva di introdurre la possibilità di un terzo mandato consecutivo è stata bocciata con una maggioranza schiacciante; la mozione presentata dall’OUA per rendere obbligatorio il contributo dagli Ordini non ha raggiunto nemmeno la maggioranza semplice ma, significativamente, la medesima mozione presentata da altri delegati ha ottenuto la maggioranza (ancorché non la necessaria maggioranza qualificata).
Il Congresso di Bari si è concluso con la convinta riaffermazione della necessità di un’autorevole rappresentanza politica dell’Avvocatura, con un giudizio negativo sull’operato dell’OUA (in buona misura legato alla gestione De Tilla) e con l’acclarata assenza di proposte alternative.
Personalmente ritengo sia un vuoto sul quale possiamo e dobbiamo discutere.
Torino, 03 dicembre 2012
Giorgio Marpillero