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I Giuristi Democratici incontrano il PD sull'articolo 18
Redazione 12 giugno 2012 08:43

I Giuristi Democratici hanno inoltrato alle/ai parlamentari del PD un appello sotto forma di lettera aperta con cui hanno chiesto di non approvare la riforma Fornero, che cancella le residuali tutele dei lavoratori, favorendo solo l'aumento di illegalità, precarizzazione e sottoccupazione, e non apporta, invece, alcun giovamento alle ragioni della buona impresa.

Le iniziative politiche costruite intorno a questa lettera hanno prodotto come primo risultato un incontro ufficiale alla Camera dei Deputati tra una delegazione dei Gd e alcune/i deputate/i del Pd.

All'incontro, che si è svolto il 5 giugno, hanno partecipato per i Gd Elena Coccia, Cesare Antetomaso, Claudia Piccolino, Carlo Guglielmi e Pier Luigi Panici, e per il Pd circa 10 deputati della Commissione Lavoro, tra cui Cesare Damiano, Antonio Boccuzzi, Teresa Bellanova, Lucia Codurelli, Maria Grazia Gatti, Maria Luisa Gnecchi, Elisabetta Rampi, Amalia Schirru, oltre ad Andrea Orlando della Commissione Giustizia.

Carlo Guglielmi ha evidenziato la gravità e la pericolosità della riforma, affrontandone gli aspetti tecnici. Ha reso noto il parere negativo sui profili processuali formulato dal Csm, così come quello del Prof. Orlandini per la Cgil, distribuendo copia di ambedue ai deputati presenti, oltre alla documentazione prodotta dai Gd sul tema. Ha poi, tra l'altro, affrontato il problema dell'art. 18 S.L., chiarendo come già oggi l'Italia si situi al di sotto della media europea per la facilità di licenziamento; della precarietà, evidenziando come la situazione attuale sia migliore di quella che si prospetta col ddl; dei licenziamenti collettivi e di quelli discriminatori.

Si è poi aperto il dibattito: i Gd hanno chiesto ai deputati di esprimere il loro punto di vista e di chiarire se erano intenzionati alla Camera ad evitare la fiducia e a discutere e modificare il testo anche attraverso emendamenti.

Sono intervenuti Teresa Bellanova e Cesare Damiano, che dopo avere, con un certo imbarazzo, asserito di essere a conoscenza delle problematiche che comporta questa riforma —sebbene fossero molto meno critici— hanno detto che sarebbe loro intenzione fare una discussione alla Camera e proporre emendamenti. Tuttavia hanno evidenziato che questo risultato non era affatto scontato e che comunque non erano in grado di dire su quali punti avrebbero presentato emendamenti, perchè era necessario svolgere prima il dibattito in Commissione; poi «dirà la dinamica parlamentare».

Cesare Damiano, in particolare, ha chiarito che il testo approvato al Senato è frutto di un equilibrio e di un bilanciamento di interessi e che, in ogni caso, eventuali emendamenti dovranno essere condivisi con il Pdl e ha escluso che possano riguardare l'art. 18. E se proprio questo dovesse avvenire, ne subirebbero conseguenze peggiorative le norme sulla flessibilità, cosa che il Pd non vuole. L'importante è che non venga messa la fiducia. Il Pd vorrebbe fare una normale discussione che rispedisca il testo al Senato, ma «la pressione ce la mettono gli altri». Inoltre, ha avvisato che sono sul tavolo proposte peggiorative sui call center e anche sull'art. 18, mentre ha individuato come obiettivi di intervento del Pd le quote di anzianità e gli ammortizzatori "troppo corti". Per lui sono proprio i muri maestri della riforma (pensioni e ammortizzatori, appunto) a non essere adeguati. Come intervenire, però, ha testualmente detto «non lo sappiamo», anche perché il Partito si sarebbe riunito nei giorni seguenti.

D'altronde, per lui il ritorno ab ovo all'art. 18 ante-riforma va escluso: il compromesso fatto da Bersani «è e resta positivo».

Anche Bellanova conferma: «lavoreremo più sulla flessibilità che sul 18, lì non ci sono più spazi».

Di fronte alle richieste dei rappresentanti dei Gd di farsi invece promotori di una soluzione che non prevedesse una cesura così definitiva con i lavoratori, assumendo anche il rischio di questa presa di posizione, alla luce del fatto che tutti i provvedimenti con ricadute sociali fin qui varati dal Governo si sono sostanzialmente mossi in continuità con il berlusconismo, vi è stata la fredda replica di Gatti, la quale ha affermato che «il tavolo potrebbe saltare su ben altro, ossia sul fiscal compact, e allora vi sarebbero conseguenze disastrose».

In definitiva, Damiano conclude: «non ci sono i numeri per i cambiamenti che vorremmo. Non si potrà andare a cesellare, 2-3 emendamenti al massimo, se va bene».

Poi, una frase che spiega più di mille altre considerazioni l'attuale atteggiamento del Pd: «D'altronde signori, il sindacato non ha praticamente aperto bocca sulle questioni che avete sollevato».

E ad ogni modo, al Pd «sta molto più a cuore la riforma delle pensioni».

A fronte del pericolo paventato dai Gd di un proliferare di licenziamenti collettivi all'indomani dell'approvazione della legge ed a fronte di una richiesta di rallentare almeno l'iter parlamentare, i deputati Pd hanno risposto che questa riforma è attesa dai mercati finanziari e forti sono le pressioni di Monti e Merkel, per cui sarà approvata entro l'estate.