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Riforma del lavoro: i Giuristi Democratici scrivono a Napolitano
Redazione 23 settembre 2014 18:49

L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici scrive a Giorgio Napolitano: «Oggi il vero tema del confronto è tra chi vuole tenere oscura la riforma, dichiarandosi pronto ad attuarla “violentemente” in spregio agli aricoli 76 e 77 della Costituzione e chi invece chiede che le riforme avvengano nel rispetto della legalità repubblicana e non certo nello scontro tra presunti innovatori da una parte e corporativismi e conservatorismi dall’altra».

I Giuristi Democratici, con una propria lettera aperta a Giorgio Napolitano, hanno ricordato come lo scorso 17 settembre la Commissione Lavoro del Senato ha approvato l’emendamento proposto dal Governo dando mandato a questo di inserire per i neo assunti un “contratto a tutele crescenti”. L’estrema vaghezza del testo però ha portato il medesimo giorno la relatrice dell’emendamento On. Bellanova a dichiarare che con tale testo il Governo ha escluso di voler modificare l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, mentre il relatore della Legge, Sen. Sacconi, ha contemporaneamente dichiarato l’esatto contrario. E l’On. Renzi, a fronte dell’intenzione di molti parlamentari (anche afferenti alla stessa maggioranza) di meglio chiarire nel percorso in aula i termini della delega, ha dichiarato che o il testo verrà lasciato invariato dalle Camere, oppure procederà in sede di decretazione d’urgenza.

Al riguardo i Giuristi democratici hanno voluto ricordare come «l’art. 76 della Carta impone come “l'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principî e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti”, limite all’evidenza violato da un testo che consente al relatore dell’emendamento e al relatore del DDL di affermare lo stesso giorno che la delega assegnata al Governo abbia contenuti diametralmente opposti. E l’art. 77 consente al Governo di emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria solo “in casi straordinari di necessità e d'urgenza”, che non possono certo essere rappresentati dall’intenzione delle Camere di espletare in modo non solo formale la propria funzione legislativa». I Giuristi Democratici hanno quindi invitato il Presidente Napolitano a pronunciarsi non già sul merito del provvedimento ma «sul doveroso rispetto da parte delle Camere del disposto dell’art. 76 e sul doveroso rispetto da parte del Governo delle prerogative del Parlamento ai sensi dell’art. 77», affermando che «solo così sarà possibile riportare il dibattito dalle interviste giornalistiche e dai conciliaboli segreti nella sua sede propria —ovverosia nelle aule del Senato e della Camera— al fine di consentire a tutti i cittadini di poter valutare in trasparenza le proposte in campo, rendere chiare le mediazioni politiche e rispettare la sovranità del popolo fondata sulla insuperabile distinzione tra funzione legislativa e funzione esecutiva».

La lettera si conclude affermando come «questo è oggi il vero tema del confronto e non certo lo scontro tra presunti innovatori da una parte e “corporativismi e conservatorismi” dall’altra che pure Lei ha stigmatizzato con ciò però contribuendo —di certo involontariamente— a rendere più oscuro il problema e più lontana la sua soluzione nel rispetto del testo costituzionale» come sembrano attestare «le prime dichiarazioni successive dell’On. Renzi in ordine all’intenzione di attuare le riforme “violentemente”, dimenticando come le riforme del lavoro in questo paese hanno purtroppo già visto talvolta scatenarsi la violenza omicida, così nuovamente ed irresponsabilmente evocata». Per questi motivi, l’Associazione dei Giuristi Democratici ha chiesto al Presidente «un breve incontro quale gesto di attenzione, non certo nei confronti della nostra associazione, ma della legalità repubblicana rispetto alla quale siamo certi Lei condividerà con noi la considerazione in ordine alla gravità dell’attacco a cui è esposta».

In allegato il testo completo della lettera