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I Giuristi Democratici ed i referendum radicali
Redazione 21 settembre 2013 18:47

L'Associazione Nazionale Giuristi Democratici, in merito ai quesiti referendari proposti dai radicali su dieci differenti materie, esprime il proprio sostegno e quindi invita a firmare quelli relativi a tematiche da sempre a cuore alla nostra Associazione e cioè:
- abrogazione del reato di clandestinità e delle norme discriminatorie in materia di lavoro regolare e di soggiorno dei cittadini stranieri;
- divorzio breve;
- 8 per mille;
- eliminazione delle pene detentive per le fattispecie lievi in tema di stupefacenti;
- eliminazione dell'abuso della custodia cautelare;
- abolizione dell'ergastolo.

Esprime invece la propria contrarietà rispetto al quesito in ordine alla separazione delle carriere dei magistrati, che avrebbe quale risultato un pubblico ministero ancor più “avvocato della polizia”, appiattito sulle valutazioni e sulle finalità di questa, acritico e pedissequo traduttore in atti processuali di indagini non certo connotate dal rispetto delle norme procedurali e delle garanzie della difesa, svolte d’iniziativa e senza controlli dalla polizia giudiziaria. Non si realizzerebbe perciò un progresso rispetto alla situazione attuale —pure caratterizzata da iniziative della magistratura requirente non sempre attente ai doveri connaturati alla delicata funzione— ma, anzi, si rischierebbe di incidere tanto più pericolosamente sull'equilibrio tra i poteri dello Stato, nel momento in cui si profilano apertamente ipotesi di riforma costituzionale a indirizzo presidenzialistico, con possibilità di due distinti CSM.

Altrettanta contrarietà si esprime nei confronti dei quesiti sulla responsabilità civile degli stessi magistrati, in special modo riguardo la responsabilità nell'attività interpretativa che introdurrebbe un ulteriore elemento turbativo nell'esercizio delle funzioni dei giudici, specie di fronte a soggetti "forti" o "fortissimi" per la loro posizione socio-economica, con seri rischi di disapplicazione del principio dell'eguaglianza tra i cittadini di cui all'articolo 3 della Costituzione.

Si ritiene invece che il tema dei magistrati fuori ruolo, indubbiamente un problema alla luce delle evidenti carenze di organico nei Tribunali, debba essere affrontato con un intervento più organico e articolato, anziché con un referendum abrogativo, sul quale pertanto non esprime un orientamento, pur riconoscendo l'urgenza della questione.

Infine, si esprime la propria contrarietà al quesito sul finanziamento pubblico ai partiti politici, pur lasciando anche su questo quesito libertà di scelta, in considerazione del rischio che, in assenza di un intervento radicale, tutto resti come prima, nonostante le proposte di riforma promesse dai partiti. Gli episodi tutt'altro che infrequenti di malcostume e di uso distorto delle risorse destinate alle formazioni politiche, così come il deplorevole mantenimento di burocrazie che disincentivano la partecipazione dei cittadini non possono condurre a rimedi peggiori del male che si vuole sconfiggere. La politica non può essere solo appannaggio dei notabili e dei ceti privilegiati: occorre battersi affinché il dettato dell'articolo 49 della Costituzione trovi finalmente attuazione e quindi si riformino profondamente i partiti e ci si doti di strumenti adeguati per verificare l'effettiva destinazione delle somme, da erogarsi a fini di incentivazione della partecipazione popolare come già prevedono diversi disegni di leggi giacenti in Parlamento.

In generale, pur ricordando positivamente l'esperienza dei referendum del 2011, vittoriosi sia nella sostanza che —prioritariamente— sotto il profilo del raggiungimento del quorum, i Giuristi Democratici non possono non rilevare comunque che la molteplicità dei quesiti non di rado è stata una delle cause del fallimento delle più recenti campagne.

Occorrerà perciò adoperarsi, laddove si arrivasse alle consultazioni, affinché tutta l'opinione pubblica sia messa in grado di comprendere l'importanza dei sei temi sui quali dovrà poi pronunciarsi nei seggi, pena un ulteriore svilimento dell'istituto referendario, raro esempio di democrazia diretta da difendere ed anzi implementare.

Torino, Roma, Napoli, Bologna, Padova, 21 settembre 2013.

Associazione Nazionale Giuristi Democratici