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Guerra e affari
Redazione 4 dicembre 2017 9:13
Nell'allegato una relazione di Dario Rossi che fa il punto sulla normativa in materia di guerra.

L’art. 2 Comma 4 della Carta delle Nazioni Unite, vieta l’uso della forza nelle relazioni internazionali, salvo il caso di legittima difesa.

Ciononostante stiamo vivendo quella che molti definiscono la Terza Guerra Mondiale, visto lo scenario di guerra più o meno permanente che caratterizza sempre più estese aree geografiche.

Dal Golfo (1991 e 2003) ai Balcani (1994 e 1999), passando per Afghanistan (dal 2001 al ….?) e Libia (2011), per arrivare a Siria ed Ucraina (2012), la guerra è diventata (in forma palese o “coperta”, per procura), strumento per garantire l’accesso alle risorse energetiche e per contrastare il consolidarsi di potenze regionali in grado di mettere in discussione la supremazia delle potenze egemoni a livello mondiale.

In questo contesto è sempre più necessario pretendere il rispetto del diritto internazionale umanitario formatosi nel secolo scorso, che trova la sua espressione più significativa nel Protocollo Addizionale alle Quattro Convenzioni di Ginevra approvato nel 1977, che detta le norme fondamentali di condotta che devono osservare le potenze belligeranti nei conflitti armati per tutelare la popolazione civile.

Alle regole sulla conduzione delle ostilità, si aggiungono quelle sulla detenzione, produzione e commercio delle armi che, pongono limiti agli armamenti idonei a colpire in modo indiscriminato la popolazione civile, e precludono il commercio verso paesi impegnati in guerre di aggressione o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Questa relazione si propone di fornire un quadro delle norme del diritto internazionale umanitario sui conflitti bellici, sulla disciplina della produzione e commercio di armi da guerra, siano esse convenzionali (bombe a grappolo, mine antiuomo, uranio impoverito, fosforo bianco) o di distruzione di massa (biologiche, chimiche, nucleari), ed infine sui divieti imposti al commercio verso paesi impegnati in guerre di aggressione o responsabili di violazioni dei diritti umani.

L’Italia, detiene decine di testate nucleari nelle basi NATO, spende 80 milioni di euro al giorno in armamenti, che esporta in quantità verso paesi responsabili di gravi violazioni di diritti umani o impegnati in guerre di aggressione, o conclude con gli stessi accordi di cooperazione militare, che risultano spesso coperti da segreto militare, come per esempio quello concluso con Israele, potenza nucleare che non aderisce ai trattati esistenti su armi nucleari o sulle armi chimiche e biologiche, o con l’Arabia Saudita, che è accertato che bombarda la popolazione civile yemenita con bombe di fabbricazione italiana.

Alla crescente espansione dell’industria bellica, fa riscontro una crescente consapevolezza della società civile, la cui pressione ha portato ad approvare nel Luglio 2017 la convenzione per la messa al bando delle armi nucleari.

E’ questa la direzione in cui bisogna lavorare, per fermare collaborazioni militari ed esportazioni in palese violazione delle norme nazionali ed internazionali, e ottenere l’adesione dell’Italia al trattato sulla messa al bando delle armi nucleari.