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Il processo all'avvocata Barkin Timtik
Redazione 18 luglio 2017 10:5
Prosegue il lavoro dei Giuristi Democratici come osservatori internazionali ai processi che vedono imputati avvocati in Turchia.

Giacomo Gianolla ha partecipato all'udienza del 11 luglio 2017 nel processo all'avvocata Barkin Timkit.

Relazione missione del 11.7.2017 ad Istanbul, osservazione del processo alla collega av. Barkin Timtik

Facendo seguito a quanto riportato nel febbraio 2017 riguardo alla prima udienza del processo a carico della Collega Avv. Barkin Timtik, relaziono in merito allo svolgersi della successiva udienza, tenutasi presso la 22° sezione penale speciale antiterrorismo in Istanbul il 11.7.2017.

Ricordo che la collega Timtik è accusata di concorso in associazione terroristica in concorso con vari altri reati (favoreggiamento personale, propaganda sovversiva, .. ) per cui la legislazione speciale antiterrorismo prevede il cumulo materiale delle pene (per cui la collega si aspetta verosimilmente una reclusione minima tra i 15 e 20 anni), e che l’accusa nei sui confronti è basata sul fatto che ella era difensore di un giovane morto in uno scontro a fuoco con la polizia appartenente ad un gruppo armato e che partecipò al suo funerale , funerale nel quale era esposto uno striscione con scritto “Nome Cognome è immortale”. Durante la detenzione la collega subì violente percosse e all’udienza di garanzia, un mese dopo l’arresto, venne tradotta dal carcere con il volto pesantemente tumefatto.

La procedura penale turca è tutt’ora improntata a un sistema fortemente inquisitorio. Nell’udienza dell’11 luglio si doveva discutere delle prove raccolte dall’Istruttore e la difesa doveva svolgere le proprie richieste di ulteriori prove o di rinnovazione in contraddittorio delle prove raccolte.

La difesa della collega ha vibratamente richiesto l’assunzione in contraddittorio delle prove, evidenziando le numerose e anche grossolane incongruenze del fascicolo raccolto dall’istruttore, oltre che l’assenza pure di qualsiasi fotografia dello striscione che costituirebbe, secondo l’accusa, inconfutabile prova  del  concorso nell’associazione terroristica in cui il giovane morto militava.

Ascoltata la difesa, il GI ha rigettato qualsiasi richiesta istruttoria della difesa, invitando il PM a prendere le sue determinazioni e rinviando per tali incombenti all’udienza del 2.11.2017

Inutile dire che l’esito dell’udienza ha lasciato molto l’amaro in bocca ai colleghi turchi, che ormai ritengono la sentenza di condanna già scritta.

La sera dell’ 11 siamo stati invitati dai colleghi all’aperitivo per l’inaugurazione di CHD-TV.  CHD-TV è il canale televisivo on line edito dall’associazione CHD, ovvero la Piattaforma per il diritto e la democrazia, associazione questa che ha raccolto le spoglie della precedente CHD (provocatoriamente mantenendone l’acronimo) e di OHD, associazioni vietate per sospetto sovversivismo subito dopo il tentato golpe del 15.7

La collega copresidente dell’associazione ha tenuto un discorso nel quale ha ricordato, tra l’altro, che gli avvocati, se è vietata la libera espressione, non possono che farsene carico e aprire una TV dando voce a chi subisce la repressione dei diritti fondamentali.

Mi è dunque stato chiesto di intervenire.  In modo del tutto improvvisato in primis ho svolto i ringraziamenti di rito per l’ospitalità sempre commovente, anche a nome del COA di Padova che ha finanziato la missione e dello stesso e di GD che avevo l’onore di rappresentare e che mi davano il loro sostegno grazie al quale potevo parlare a nome di tutta una comunità pensante. A seguito gli ovvi complimenti per la coraggiosa e davvero ben organizzata iniziativa. Dunque mi sono permesso di promettere ai colleghi turchi che avrei fatto di tutto, con il sostegno dell’associazione GD e del COA di Padova per far sì che in Italia non ci si dimentichi che la democrazia non è in natura ma va difesa e costruita ogni giorno, e per far sì che il loro anelito di libertà e di volontà di difendere la dignità della professione contro ogni oppressione valichi i muri della prigione a cielo aperto che anche per molti colleghi oggi è la Turchia.

Giacomo Gianolla