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Kurdistan: una luce da far risplendere
Redazione 6 ottobre 2015 7:52
Michela Ravarini racconta il suo incontro con il popolo curdo.

La forza della libertà di espressione risiede nella consapevolezza della propria coscienza.
E' la coscienza che illumina fatti, persone, pensieri, analisi. E' la coscienza il motore che spinge a cercare incessantemente di comprendere, di porsi domande, di cercare risposte, senza fermarsi alla superficie o a ricostruzioni della realtà preconfezionate.
Questa coscienza mi ha portato in Kurdistan, nella Regione Autonoma del Kurdistan iracheno,ad un anno dal genocidio degli Yazidi.
Agosto 2014: il genocidio della minoranza curda Yazidi.
Irrompeva nelle nostre case la brutalità di un gruppo di miliziani, chiamato Daesh, che sferrava un attacco massiccio, strategicemente pianificato, brutale e disumano, tra l'Iraq e la Siria, delirando in nome di un Islam che nulla ha a che vedere con l'Islam.
L'ennesimo conflitto in Iraq, creato, così pareva, da un gruppo di radicali estremisti, capaci di disseminare morte, come prima di loro fece il regime di Saddam Hussein, e capaci di mettere in atto accurate quanto massive operazioni psicologiche di indottrinamento.
L'elemento di novità era ed è la dichiarata e sistematica guerra di annientamento al valore della donna da un lato, e dall'altro l'utilizzo e l'amplissima padronanza di conoscenze neuroscientifiche per reclutare altri estremisti, in particolare nel Vecchio Continente.
E' stato proprio mentre facevo ricerche e studiavo i meccanismi di manipolazione mentale utilizzati dal Daesh per il reclutamento dei terroristi dai Paesi dell'Ovest, che nuove chiavi di lettura della realtà si sono aperte ai miei occhi.....