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Condanna a morte di donne in Iraq
Redazione 28 febbraio 2007 19:51
L'appello dell'Associazione Internazionale dei Giuristi Democratici (IADL) per fermare le condanne a morte comminate in Iraq contro giovani madri che non hanno avuto diritto nemmeno alla difesa.

Al Presidente Jalal Talabani
Al Primo Ministro Nouri Al-Maliki
Al Ministro della Giustizia Hashim Al-Shilbi


L'Associazione Internazionale dei Giuristi Democratici ha oggi rilasciato la seguente dichiarazione riguardo l'imminente esecuzione di tre giovani donne. Vi chiediamo di tenere conto di tale dichiarazione e di rigettare le previste esecuzioni.

DICHIARAZIONE DELL'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DEI GIURISTI DEMOCRATICI (IADL) CONTRO LA CONDANNA A MORTE INFLITTA A QUATTRO GIOVANI DONNE IRACHENE

L'Associazione Internazionale dei Giuristi Democratici (IADL), un'organizzazione di giuristi non governativa con affiliati in tutto il mondo e con status consultativo presso numerose Agenzie dell'ONU, incluso ECOSOC, è venuta a conoscenza che un Tribunale iracheno ha condannato a morte tre giovani donne irachene, Wassan Talib, anni 31; Zeynab Fadhil, anni 25, e Liqa' Omar Muhammad, anni 26, e che intende eseguire tali condanne a breve termine.
Sulla base delle informazioni ricevute, IADL chiede che il Governo iracheno revochi immediatamente l'esecuzione di tali donne. Al tal fine, IADL si unisce a tutte le altre organizzazioni di diritti umani e di giuristi che presentano questo appello.

Le seguenti ragioni sono poste a fondamento della domanda:

1. Abbiamo ricevuto informazione che a queste tre donne è stata negata assistenza legale e che le stesse hanno respinto le accuse loro rivolte. Senza avvocati per difendere il loro caso, alle stesse è stato negato il diritto fondamentale ad un giusto processo. Anche solo questa circostanza renderebbe le loro esecuzioni sommarie ed extragiudiziali. Iraq e Stati Uniti, comunque, sono vincolati al rispetto del diritto internazionale dei diritti umani che include l'art. 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici che garantisce il diritto ad un giusto processo. Inoltre, la pena di morte è stata abolita nella maggior parte dei paesi e IADL si è ripetutamente opposta alla pena di morte in quanto contraria al diritto internazionale.


2. La norma in base alla quale queste donne sono state accusate, l'art. 156 del Codice Penale Iracheno, statuisce: "Qualsiasi persona che commetta volontariamente un atto con l'intento di attentare all'indipendenza del paese o alla sua unità o alla sicurezza del suo territorio . è punibile con la condanna a morte". Questa legge non può essere applicata nel contesto di un'occupazione dove i crimini di cui queste donne sono state accusate sono relativi alla resistenza di fronte all'occupazione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti.


3. Tenuto conto che il diritto internazionale dichiara la legittimità della lotta dei popoli volta ad ottenere indipendenza, unità nazionale, liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e dall'occupazione straniera con tutti i mezzi disponibili, inclusa la lotta armata (Cfr. Risoluzione dell'Assemblea Generale dell'ONU n. 37/43 adottata in data 3 dicembre 1982), è illegale che il Governo iracheno abbia processato queste persone in un Tribunale iracheno. Se dovevano essere detenute avrebbero dovuto essere considerate prigioniere di guerra con tutte le protezione della Terza Convenzione di Ginevra. Secondo questa Convenzione non possono essere processate e condannate a morte sommariamente.

4. Iraq e Stati Uniti sono, inoltre, vincolati al rispetto del diritto internazionale umanitario. Comunque vengano considerate queste donne, combattenti o civili, esse hanno diritto ad un'assistenza legale indipendente (art. 99 Terza Convenzione di Ginevra e art. 113 Quarta Convenzione di Ginevra).


5. Inoltre, queste donne sono state detenute nella prigione di Baghdad, Al-Kadhimiya. Due di esse hanno figli piccoli, e la figlia di un anno di Liqa è nata in prigione. Mentre la comunità internazionale respinge fermamente ed in ogni caso la condanna a morte, l'art. 3 della garanzie di protezione dei diritti delle persone condannate a morte (così come previste dalla risoluzione 1984/50 ECOSOC, adottata 25 maggio 1984) stabilisce che la condanna a morte non può essere inflitta alle giovani madri; l'art. 5 stabilisce che la pena di morte non può essere inflitta se non a seguito di un giudizio reso da una Corte competente e dopo un procedimento che garantisca il rispetto dei diritti; l'art. 6 delle garanzie di protezione stabilisce che ogni condannato a morte ha diritto ad appellare la sentenza e l'art. 8 rende illegale l'esecuzione in pendenza di giudizio d'appello.

Alla luce di quanto sopra,
IADL CHIEDE che il Governo Iracheno rigetti le condanne a morte di queste donne e garantisca alle stesse le protezioni previste dal diritto internazionale umanitario.

Jitendra Sharma, Presidente, IADL
Jeanne Mirer, Secretaria Generale, IADL
21 febbraio 2007

Appello AEGDU
Alle autorità irachene nell'Iraq occupato
Al Ministro della Giustizia Hashim Al-Shilbi
Al Primo Ministro Nouri Al-Maliki
Al Presidente Jalal Talabani
Al Giudice Medhat Al-Mahmoud, Presidente della Corte Suprema in Iraq
Cc: Commissione Internazionale della Croce Rossa
Alto Commissariato ONU per i diritti umani
Rappresentanti ONU in Iraq
IRIN agenzia stampa
Amnesty International
Al-Jazeera, Reuters, BBC
Egr. sig.,
L'Associazione Europea delle Giuriste e dei Giuristi per la Democrazie e i diritti dell'Uomo nel mondo (EALDH) è profondamente preoccupata dalla notizia della condanna e dell'imminente esecuzione di tre donne, Wassan Talib (31), Zainab Fadhil (25) e Liqa Omar Muhammad (26) a seguito di un giudizio ingiusto nel corso del quale le stesse non hanno avuto accesso ad alcuna assistenza legale ed hanno fatto fronte d accuse che non possono essere sollevate nei tribunali nazionali in Iraq.
Tutte e tre sono detenute nella prigione di Baghdad Al-Kadhimiya. Due hanno figli piccoli. La figlia di un anno di Liqa è nata in prigione. Tutte e tre le donne negano le accuse loro rivolte. Amnesty International ha messo in risalto il loro caso come "Allarme urgente":
http://web.amnesty.org/library/Index/ENGMDE140052007

Wassan Talib, Zainab Fadhil e Liqa Omar Muhammad, da quanto viene riferito, sono state tutte condannate in base all'art. 156 del codice penale iracheno, il quale stabilisce che: "Qualsiasi persona che volontariamente commetta un atto con l'intenzione di violare l'indipendenza del paese o la sua unità o la sicurezza del suo territorio quando questo atto, per sua natura, comporta effettivamente tale violazione , è punibile con la pena di morte."
Wassan Talib, Zainab Fadhil e Liqa Omar Muhammad sono accusate di far parte della resistenza irachena. Queste non sono accuse che il Governo iracheno può presentare contro alcuna persona. Il diritto internazionale afferma: "la legittimità della lotta dei popoli per indipendenza, integrità territoriale, unità nazionale e liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e occupazione straniera con ogni mezzo disponibile, inclusa la lotta armata" (Assemblea Generale dell'ONU, risoluzione 37/43, adottata il 3 dicembre 1982).
Se queste donne devono essere detenute, il diritto internazionale pretende che le stesse siano trattate come combattenti e prigioniere di guerra. Come prigioniere di guerra, tutte e tre le donne godono dei diritti garantiti dalla terza Convenzione di Ginevra. Non possono essere processate e giustiziate sommariamente. Precise condizioni si applicano al loro trattamento sotto ogni punto di vista.
Inoltre, tutte e tre le donne negano le accuse loro rivolte.
Alla luce di quanto sopra:
Aggiungiamo il nome della nostra associazione alle molte altre che chiedono l'immediato rilascio di Wassan Talib, Zainab Fadhil e Liqa Omar Muhammad.
Aggiungiamo il nome della nostra associazione alle molte altre che chiedono, come minimo, che a tutte e tre le donne sia garantita immediate assistenza legale indipendente, come è nel loro diritto in base al diritto internazionale umanitario, sia che siano considerate combattenti (art. 99 della terza Convenzione di Ginevra) sia che siano considerate civili (art. 113 della quarta Convenzione di Ginevra). L'Iraq e gli Stati Uniti, individualmente e separatamente, sono altresì vincolate ai principi del diritto internazionale dei diritti umani, che prevede, fra l'altro, in base all'art. 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, il diritto ad un giusto processo.
Aggiungiamo il nome della nostra associazione alle molte altre che si oppongono fermamente all'esecuzione di Wassan Talib, Zainab Fadhil e Liqa Omar Muhammad. La loro esecuzione non sarebbe solo immorale e oltraggiosa ma anche illegale alla luce del diritto internazionale. Il solo fatto che non abbiano avuto accesso ad alcuna assistenza legale rende la loro imminente esecuzione "arbitraria", "sommaria" e "extra-giudiziale" in conformità alla definizione legale di tale concetto.
La Comunità internazionale rigetta in ogni caso il ricorso alla pena di morte. Vi ricordiamo che l'art. 3 delle Garanzie Onu di protezione dei diritti delle persone condannate a morte (adottate in data 25 maggio 1984 con la risoluzione 1984/50 dell'ECOSOC) stabiliscono che la pena di morte non può essere inflitta alle neo madri. Inoltre, l'art. 5 richiede che nessuna condanna a morte sia pronunciata se il l'autorità procedente non è competente e tutti i diritti processuali salvaguardati, in particolare per quanto riguarda quello degli imputati all'assistenza legale.
Nessuna delle donne è stata autorizzata a consultare un avvocato. L'art. 6 delle Garanzie Onu di protezione garantisce ad ogni condannato a morte il diritto di appello davanti ad una Corte Superiore. L'art. 8 richiede che la pena capitale non sia eseguita finché il giudizio d'appello è pendente.
EALDH vi ricorda inoltre che tenere detenuti politici in un luogo non sicuro è una violazione dell'art. 85 della Quarta Convenzione di Ginevra.
Alla luce di quanto sopra:
Vi chiediamo immediate informazioni sullo stato di salute di Wassan Talib, Zainab Fadhil e Liqa Omar Muhammad.
Vi chiediamo informazioni sulla posizione giuridica di Wassan Talib, Zainab Fadhil e Liqa Omar Muhammad.
Vi chiediamo informazioni dettagliate sulle accuse rivolte a Wassan Talib, Zainab Fadhil e Liqa Omar Muhammad e in base alle quali sono state condannate.
Restiamo In attesa di un vostro sollecito riscontro alle presenti richieste. Vogliate cortesemente confermate il nome per esteso e data di nascita di Wassan Talib, Zainab Fadhil e Liqa Omar Muhammad in ogni comunicazione.
Cordialmente,
Thomas Schmidt (Segretario Generale)
Prof. Bill Bowring (Presidente)