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Questione Giustizia
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Un appello contro il decreto rifiuti
Redazione 3 giugno 2008 17:45
Pubblichiamo un appello redatto dal gruppo Andare Oltre.
Il gruppo Andare Oltre, che pone al centro della sua azione la condivisione con chi ha "fame e sete di giustizia", in particolare con i popoli dei paesi in via di sviluppo, ha fatto la scelta di occuparsi anche di quanti vivono in difficoltà intorno a noi. Ha ritenuto di non poter tacere e di non poter rimanere inattivo di fronte ad una iniziativa legislativa, quella del decreto legge n. 90, che mortifica la dignità delle persone che vivono in Campania. Ha voluto richiamare i propri rappresentanti in Parlamento, senza distinzioni di schieramento e appartenenza politica, alle loro responsabilità di fronte al popolo che li ha eletti invitandoli a votare contro la conversione in legge del decreto. Ha redatto, perciò, un appello diretto ai parlamentari campani che invitiamo a firmare e speriamo che tante siano le adesioni delle donne e degli uomini della Campania.

Le adesioni vanno inviate a gnaf@tele2.it
Napoli, 30 maggio 2008

APPELLO AI PARLAMENTARI CAMPANI
NO! ALLA CONVERSIONE DEL D.L. 23.5.08 N. 90

L’emanazione da parte del governo del D.L. 23.5.08 n. 90, il decreto rifiuti, non può che allarmare i cittadini campani per la compressione che questo comporta dei loro diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti a tutti gli italiani e in particolare quello alla salute. In Campania dopo questo decreto il diritto alla salute è posto in serio pericolo ed è meno tutelato che nelle altre regioni d’Italia. È nato un diritto speciale che viola le disposizioni di cui al titolo V della Costituzione, come è stato affermato da autorevoli giuristi e da magistrati; un diritto che, sancendo una disciplina del trattamento dei rifiuti diversa da quella vigente nel resto d’Italia, crea una discriminazione territoriale: donne e uomini della Campania sono meno uguali e meno garantiti rispetto a tutti quelli che vivono nel resto d’Italia.
Le aree individuate per la gestione dei rifiuti sono dichiarate "di interesse strategico nazionale", con conseguente militarizzazione e attribuzione al sottosegretario Bertolaso della direzione di tutte le autorità pubbliche: a lui vengono subordinati "la forza pubblica, i prefetti, i questori, le forze armate e le altre autorità competenti", con una concentrazione di potere assoluto davvero senza precedenti. Un accentramento di potere si ha anche per la magistratura, con la creazione di una superprocura per i rifiuti, con la centralizzazione dell’esercizio dell’azione penale e dello svolgimento delle indagini preliminari.
La stessa logica accentratrice è alla base dell’attribuzione al solo giudice amministrativo di tutte le controversie riguardanti la gestione dei rifiuti, anche per le "controversie relative a diritti costituzionalmente garantiti". Vengono creati nuovi reati che sanzionano il semplice accesso alle aree "militarizzate" o l´aver reso l’accesso "più difficoltoso": una formula, questa, di così larga interpretazione che può risolversi in inammissibili restrizioni di diritti costituzionalmente garantiti, come quello di manifestare liberamente il proprio pensiero.
L’insieme di questi provvedimenti è impressionante. Inaccettabile appare la manipolazione del sistema giudiziario. Il Governo si sceglie i magistrati che devono controllare le sue iniziative. Viene aggirato l’articolo 102 della Costituzione, che vieta l’istituzione di giudici straordinari o speciali. La garanzia dei diritti costituzionalmente garantiti è degradata. La legalità costituzionale è complessivamente incrinata. Se "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge" - articolo 3 della Costituzione repubblicana - i campani saranno meno eguali, avranno meno dignità sociale. Ciò che è definito "tossico" altrove, anche sulla base della normativa comunitaria, in Campania non lo è; ciò che altrove è considerato "pericoloso", qui non lo sarà. Le regole di tutela ambientale e salvaguardia e controllo sanitario qui non saranno in vigore. La polizia giudiziaria e la magistratura, in tema di repressione di violazione della normativa sui rifiuti, hanno meno poteri che nel resto d’Italia e i nuovi tribunali speciali, per la loro smisurata competenza e per la loro novità, non saranno in grado di tutelare, come altrove accade, i diritti dei cittadini.
Non sta a noi trattare nello specifico tutte le questioni che integrano in radice la incostituzionalità del decreto legge, ma a noi preme segnalare che con questo decreto il diritto alla salute delle persone che vivono in Campania è un diritto affievolito: ciò che è garantito nelle altre regioni a noi non è più garantito: in Campania i rifiuti possono essere legittimamente, secondo questo decreto, “intombati” in qualsiasi buco che abbia solo la parvenza di una discarica. Con quale rischio per la salute nostra e delle generazioni future?
La logica è quella di far scomparire i rifiuti alla vista, senza tante preoccupazioni per “come” si faranno “scomparire”.
Siamo consapevoli della drammaticità della situazione, la viviamo ogni giorno sulla nostra pelle, ma vogliamo che venga risolta secondo le leggi che vigono su tutto il territorio nazionale in tema di tutela della salute, dell’ambiente e del paesaggio e con gli strumenti giudiziari esistenti e funzionanti in tutto il paese.
Per i motivi che abbiamo indicato, per l’incostituzionalità di questo decreto per le palesi violazioni degli artt. 3, 25 e 102 e del titolo V della Costituzione repubblicana, che in altre sedi e con argomentazioni giuridiche più adeguate saranno illustrate, chiediamo a Voi, qualsiasi sia il vostro partito di appartenenza, di votare contro la conversione del decreto legge n. 90. Vi chiediamo di votare non secondo logiche di appartenenza e secondo le indicazioni dei vostri partiti, ma secondo coscienza, riappropriandovi della vostra libertà di rappresentare i bisogni e i diritti dei cittadini e del territorio che vi ha chiamati a rappresentarlo.
02 giugno 2008