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Sull'astensione dei penalisti del 18 aprile 2002
Redazione 18 aprile 2005 22:36

NO ALL'ASTENSIONE DALLE UDIENZE PROCLAMATA DALL'UCPI

La complessa vicenda che attraversa il sistema giustizia è caratterizzata da
un attacco senza precedenti ad alcuni valori di rango costituzionale.

In questi mesi abbiamo assistito ad una produzione legislativa ( vedi legge
sulle rogatorie e riforma del falso in bilancio ) che, pur partendo da
legittime aspettative di riforma e di adeguamento, è riuscita a creare
ingiustificate situazioni di privilegio, in contrasto con il principio di
uguaglianza e di legalità, essendo evidente la diretta interferenza tra tale
normativa e i casi giudiziari che vedono coinvolti i massimi esponenti del
potere esecutivo.

Anche la recente legislazione anti-terrorismo (emanata con il consenso di parte
dell'opposizione) erode in modo significativo il principio di tassatività
della norma penale: l'eccessiva indeterminatezza delle condotte rischia di
avere ripercussioni negative sulla libertà personale ( e non solo).

Analogo ragionamento va fatto con riferimento ai recenti disegni di legge
governativi che, pur richiamandosi alla necessità di una attuazione corretta ed
effettiva del principio del giusto processo, costituiscono un manifesto
tentativo, di svuotare la funzione giurisdizionale e che portano un sostanziale
attacco all'indipendenza della magistratura.

Gli aspetti più gravi e preoccupanti delle ultime proposte avanzate dal
Governo, che richiedono la nostra concreta mobilitazione per impedire che
vengano approvate sono in particolare:

1) la previsione dell'obbligo di astensione del giudice
motivata da MANIFESTAZIONI di PENSIERO o dall'adesione ad ASSOCIAZIONI O
MOVIMENTI di pensiero, in aperto contrasto con l'art. 21 della Costituzione,

2) la possibilità di ricusare un giudice sulla base del
semplice SOSPETTO che sia turbata la sua libertà di determinazione

3) la previsione dell'applicabiltà obbligatoria delle
attenutanti generiche nel caso in cui un imputato che abbia più di 65 anni, o
nel caso in cui per effetto della diminuzione della pena il reato risulti
estinto per prescrizione, norma che sembra ritagliata apposta per alcuni
imputati eccellenti.

4) norme che sono chiaramente finalizzate ad intimidire il
giudice e, queste si, contrariamente alle opinioni politiche, destinate a
turbare la libertà di determinazione del giudice, quali la previsione di pene
fino a 18 anni di carcere per il nuovo reato di "abuso giudiziario".

5) norme che sono volte chiaramente a svuotare di poteri e
di funzioni l'organo di autogoverno della magistratura, trasferendole in gran
parte alla Corte di Cassazione, alla quale peraltro accederebbero solo
magistrati scelti all'interno di una rosa di concorrenti proposti dal ministero
della Giustizia con conseguente GRAVE pregiudizio dell'indipendenza e
dell'autonomia del potere giudiziario rispetto al potere esecutivo.



Stupisce dunque, e appare strumentale al disegno complessivo di attacco al
potere giudiziario perseguito dal governo, l'astensione dalle udienze indetta
dall'UCPI, non già volta contro i predetti disegni di legge ma solo ed
esclusivamente contro la proposta del governo in tema di separazione delle
funzioni.



Diciamo allora NO all'astensione indetta per il 19 aprile 2002, con alcune
brevi osservazioni:



1) la separazione delle carriere appare strumento assai pericoloso e che nulla
ha a che vedere con la pretesa terzietà del Giudice la quale viceversa, ha a
che fare con la "cultura della giurisdizione" che deve accomunare Giudici,
Pubblici Ministeri ed Avvocati. Il rischio di un assoggettamento del P.M.
all'esecutivo, anche se solo eventuale, giustificherebbe da solo il rifiuto di
una tale impostazione. Siamo comunque consapevoli dell'importanza del
dibattito su questo tema, senza chiusure preconcette; riteniamo tuttavia che
l'approccio complessivo alla riforma della giustizia renda oggi improponibile
una discussione che appare strumentale alle ambizioni di alcuni, e non certo
alla realizzazione di quel giusto processo che non può prescindere dal rispetto
del principio di uguaglianza e di sottoposizione di tutti i poteri al principio
di legalità.



2) Non condividiamo il silenzio dell'UCPI nei confronti degli altri disegni di
legge, che sembrano avere come comune denominatore la futura impossibilità di
celebrare i processi.

La difesa dell'indipendenza della magistratura non é battaglia in favore della
magistratura stessa, ma é battaglia in favore dei diritti dei cittadini tra i
quali c'é quello, costituzionalmente garantito, di essere giudicati da una
magistratura indipendente. Il che non significa schierarsi a favore della
irresponsabilità dei singoli magistrati, ed anzi solo il potenziamento di una
reale indipendenza, che non è mai privilegio, può comportare maggior assunzione
di responsabilità.



3) L'arma dell'astensione dalle udienze appare strumento assai sensibile, che
non può essere roteato come una clava, senza rispetto dei diritti dei cittadini
ad ottenere un celere processo, ogni volta che non venga accolta dal Governo o
dal Parlamento l'impostazione dell'UCPI.



Per tali ragioni siamo contrari alla giornata dell'astensione dalle udienza
proclamata per il giorno 19 aprile 2002, e invitiamo i colleghi che condividono
il contenuto di questo comunicato a non aderire all'iniziativa dell'UCPI.

18 Aprile 2002



Il Coordinamento Nazionale Giuristi Democratici